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Il rapporto tra sacerdoti e vescovi “rappresenta una delle questioni più vitali della vita della Chiesa, è la spina dorsale su cui si regge la chiesa diocesana”. Lo ha detto Papa Francesco, nel discoro a braccio con cui ha aperto ieri l’Assemblea generale della Cei.

 

“Il vescovo è pastore, è segno di unità per l’intera chiesa diocesana, padre e guida per i gruppi di sacerdoti e per tutta la comunità dei credenti, ha il compito inderogabile di curare ‘in primis’ e attentamente il rapporto con i suoi sacerdoti”, ha detto il Papa ai vescovi italiani: “Alcuni vescovi, purtroppo, fanno fatica a stabilire rapporti accettabili, rischiano così di rovinare la loro missione e addirittura di indebolire la stessa missione della Chiesa”.

“Non esiste il vescovo senza il suo presbiterio, e non esiste il presbiterio senza un rapporto sano con l’episcopo”, il monito sulla scorta del Concilio: “Il rapporto solido tra il vescovo e i suoi sacerdoti si basa sull’amore incondizionato testimoniato da Gesù sulla Croce, che rappresenta l’unica vera regola di comportamento per vescovi e sacerdoti”.

“I sacerdoti sono i nostri più prossimi collaboratori e fedeli, il nostro prossimo più prossimo”, ha ammonito il Papa esortando al “rispetto reciproco” e facendo notare che “la comunione gherarchica crolla quando viene infettata da qualsiasi forma di potere o autogratificazione personale”, mentre “si fortifica e cresce quando viene abbracciata con spirito di totale abbandono e di servizio al popolo di Dio”.

“Noi vescovi abbiamo il dovere di presenza e vicinanza con il popolo cristiano, ma in particolare con i nostri sacerdoti, senza discriminazioni, preferenze o proselitismi”, l’invito di Francesco: “Un pastore vero vive in mezzo al suo gregge e ai suoi presbiteri e sa come ascoltare e accogliere tutti senza pregiudizi”.

“Non vogliamo cadere nella tentazione di avvicinare solo i sacerdoti simpatici o adultatori e di evitare coloro che secondo i vescovi sono antipatici o schietti”, ha proseguito il Papa: “Di consegnare tutte le responsabilità solo a quelli disponibili o agli arrampicatori, e scoraggiare i sacerdoti introversi, timidi o problematici”.

“Essere padri di tutti i sacerdoti”, il compito assegnato ai vescovi italiani: “Cercare tutti, visitare tutti, saper sempre tovare tempo per ascoltare, ogni volta che qualcuno domanda o ne ha necessità, per far sì che oguno si senta stimato e incoraggiato dai suoi vescovi”.

“Se un vescovo riceve una chiamata - il consiglio pratico - deve rispondere quel giorno o al massimo il giorno dopo, così quel sacerdote saprà che ha un padre”. “I nostri sacerdoti si sentono continuamente sotto attacco mediatico e spesso ridicolizzati, oppure condannati a causa di errori o reati commessi da alcuni loro colleghi - l’analisi di Francesco - e hanno bisogno di trovare nel vescovo la figura di un fratello maggiore, che li incoraggia nei momenti difficili, li consola quando sbagliano, li conforta quando si sentono soli, li risolleva quando cadono. Ciò richiede vicinanza: hanno bisogno di trovare aperta la porta del vescovo, e il cuore sempre aperto. Hanno bisogno di un vescovo-padre, di un vescovo-fratello”.

 

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