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Ormai si sa che parlare di Casa della Carità significa parlare di un’unica grande famiglia. Ci sono affetti, amicizie, litigi, rancori e tutto questo dall’inconfondibile sapore di casa. Ma la Casa della Carità è tanto, troppo, altro e non si può non parlarne.

 

 

 

Ogni giorno si cerca di dare il massimo per offrire all’altro un pezzetto in più, provando a costruire insieme a tutti coloro in cerca di aiuto un futuro migliore.

L’emergenza Covid-19 di questi mesi non ha fatto sì che emergessero tantissime situazioni e problematiche socio-culturali, politiche, economiche e non ultime, sanitarie che noi, che da sempre lavoriamo al fianco degli ultimi, conoscevamo fin troppo bene.

Per fortuna qualcosa si è mosso e le nuove disposizioni governative hanno aperto nuovi spiragli, soprattutto verso una situazione estremamente critica e controversa: la regolarizzazione degli immigrati irregolari.

Ogni giorno tantissimi giovani ci chiedono aiuto perché vogliosi di costruire una nuova vita in Italia, ma ciò fino a poche settimane fa non era possibile, causa il Decreto sicurezza di cui tanto si è discusso nei mesi antecedenti l’emergenza Covid-19. Quest’ultima ha causato danni forse irreparabili, provocando migliaia di morti e la fine di moltissime realtà imprenditoriali, una crisi globale mai vista, un’ecatombe post-bellica, ma senza armi.

Eppure un piccolo barlume di speranza si è acceso, flebile come la fiamma di una candela, ma prorompente come un uragano. A fine maggio, il governo approva una legge che verrà riportata da tutti i media come “La sanatoria” grazie alla quale circa 600mila immigrati irregolari sul territorio nazionale potranno finalmente regolarizzare la loro presenza in Italia ottenendo un permesso di soggiorno valido per almeno 6 mesi. Il dibattito è aperto e ancora oggi, dopo settimane, critiche e approvazioni si scontrano duramente.

Ma alla Casa non importa granché. Quello che è certo è che tantissimi ragazzi che da anni i volontari della Casa della carità seguono e che da anni lottano duramente per restare nel nostro paese finalmente possono ambire in qualcosa di più. Un piccolissimo passo che probabilmente non darà una stabilità permanente, ma che ha aperto un dibattito che da anni era sopito e che necessitava essere scoperchiato: gli irregolari, il lavoro nero, le nuove generazioni, il futuro.

Noi ci crediamo fermamente e siamo pronti ad offrire tutto il nostro contributo perché quante più persone possano usufruire di questa importante opportunità.

Per questo la Casa della carità di Lecce ha messo a disposizione alcuni legali, esperti in diritto dell’immigrazione, affinché possano seguire e consigliare chiunque desideri procedere con questa pratica.

Ogni lunedì dalle 18 alle 20 per tutto il mese di giugno e luglio gli avvocati Pablo Enrico Allegro e Tommaso Degli Atti riceveranno presso lo sportello Caritas sito in via Adua, nei pressi di Porta Napoli. L’iniziativa vede inoltre la partecipazione dell’associazione Teranga-Aip di Ablaye Saye.

 

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus