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Carissima Casa della carità, ti ho conosciuta in occasione del ritiro del gruppo giovani “Cercando l’Oro”. Che sorpresa! Che gioia! Quanto ho imparato!

 

I responsabili, gli ospiti, i volontari, gli operatori, il vescovo, i sacerdoti, mi hanno insegnato che anzitutto bisogna amare chi si ha di fronte! Non serve porre domande. E come si fa? Se non conosco il problema, come lo risolvo?  Dopo. Prima l’amore.

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Voi ospiti mi avete trasmesso la speranza. Un bene raro ai nostri giorni. Le vostre testimonianze mi hanno urlato che la sofferenza, la povertà, la delusione, la sfiducia non hanno l’ultima parola: sono il passepartout verso la novità, la ricchezza, la bellezza, la felicità. La vostra forza di volontà e gli aiuti giusti stanno trasformando l’impossibile in possibile, il sogno in realtà. Siete uomini e donne nuovi! Feriti sì, ma allo stesso tempo risorti. 

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Vi svelo un segreto. Ero partita con l’idea di esercitare con umiltà la carità, di dovervi aiutare, servire, di portarvi un sorriso e invece cosa è successo? Voi avete donato tutto questo a me.

Il servizio? Ho visto in voi una grande famiglia, ciascuno di voi si prende cura del fratello e della sorella cha ha accanto: ricordo Antonella con quanta premura ricordava a Victoria di dover mettere il collirio agli orari stabiliti.

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La gioia? C’era Maurizio sempre pronto ad allietare il gruppo con la sua ironia e poi Mami, Antonella, Tommaso, Magdalena, Antonio... Tutti.

L’umiltà? Mi avete insegnato come dirigere, da dietro le quinte, l’orchestra della carità. Da questa esperienza mi aspettavo tanto: non solo non sono rimasta delusa, ma ho ricevuto molto di più di quanto potessi immaginare! Ho sperimentato che si riceve molto di più di ciò che si dà! Grazie casa della carità.

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus