Riprendendo un famoso discorso rivolto da Pio XI alla Fuci nel lontano 1927, Papa Leone XIV lo scorso 21 giugno 2025 ha ricordato come l’azione politica sia «la forma più alta di carità», segno e testimonianza concreta «dell’agire di Dio in favore dell’uomo».

Lo ha affermato Leone XIV rivolgendosi alle centinaia di amministratori e parlamentari ricevuti in udienza sabato 21 giugno 2025, nell’Aula della Benedizione, in occasione del Giubileo dei governanti.
Fra i vari punti trattati, Leone XIV ha indicato come imprescindibile il riferimento per i governanti alla legge naturale, quale realtà in grado di accomunare tutto il genere umano indipendentemente dalle diversità culturali, etniche, ideologiche: “Per avere allora un punto di riferimento unitario nell’azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. Di essa già nell’antichità si faceva autorevole interprete Cicerone...”.
Cicerone, infatti, nel De re publica scriveva: «La legge naturale è la diritta ragione, conforme a natura, universale, costante ed eterna, la quale con i suoi ordini invita al dovere, con i suoi divieti distoglie dal male […]. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica né sottrarre qualche parte, né è possibile abolirla del tutto; né per mezzo del Senato o del popolo possiamo affrancarci da essa né occorre cercarne il chiosatore o l’interprete. E non vi sarà una legge a Roma, una ad Atene, una ora, una in seguito; ma una sola legge eterna e immutabile governerà tutti i popoli in tutti i tempi» (Cicerone, De re publica, III, 22).
Dunque, il magistero pontificio riprende e riconosce quanto già molti filosofi greci e latini avevano espresso, e cioè che la legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando, per esempio, la sfera dell’intimità personale, la vita e la morte.
Chi mette a fondamento dell’agire politico la legge naturale compie dunque un’altissima forma di carità, per i benefici immensi che discendono sulla società, che da “barbara” è suscettibile di trasformarsi in “civile”.
Ma che cos’è - in estrema sintesi - la legge naturale? È quella parte della legge eterna che riguarda l’uomo; essa deriva da Dio ma è intellegibile dalla ragione e dal buon senso comune.
I Dieci Comandamenti sono uno splendido compendio della legge naturale, legge divina rivelata ma allo stesso tempo comprensibile da qualunque essere umano ragionevole. Anche se non necessariamente condivisibile da tutti.
E forse proprio per questo Sant’Agostino nella sua teologia della storia parla delle due città, mentre Sant’Ignazio presenta i due stendardi: due posizioni (di qua o di là), senza spazi più o meno “neutrali” …
In tale prospettiva, l’impegnarsi politicamente, il fare politica per la “città di Dio” e sotto lo “stendardo di Dio” sgonfia l’accezione squalificante, attualmente corrente, del termine politica. Che diventa invece caritas - cioè amore - per la polis. «La forma più alta di carità», come ripete Leone XIV.

