Nel giorno della festa di San Nicola, è doveroso parlare di quanto grande sia la sua figura, un santo che non soltanto perché vanta le origini nell’antico oriente cristiano e riposa in terra occidentale, unisce popoli, nazioni e religioni.

 

 

Bisogna fare un passo molto più indietro e già quando era in vita, nel suo ministero episcopale, Nicola partecipò ad un Concilio che permise alla cristianità universale, di avere un credo ufficiale che potesse finalmente unire tutti i cristiani del mondo e spazzare via le brutte insidie eretiche. San Nicola, infatti, partecipò al primo Concilio ecumenico della storia, quello di Nicea del 325, il concilio che pochi giorni fa, abbiamo celebrato con la visita pastorale di Papa Leone in terra turca, in particolar modo nella città di Iznik, che raccoglie i resti dell’antica Nicea.

Ma cos’è il Concilio di Nicea?

Dopo le feroci persecuzioni di Diocleziano, nell’impero romano d’oriente Galerio, si arrende all’ormai espandersi del cristianesimo, promulgando l’editto di Serdica che permise a tutti i liberi cittadini di poter confessare senza censure o limitazioni la propria religione, anche quella cristiana. Suo successore fu Costantino, figlio di Sant’Elena con una formazione cristiana già ben avviata, che con l’editto di Milano del 313 d.C. rese la religione cristiana, una “religio licita” donando la libertà di culto a milioni seguaci di Cristo. Costantino, con il passare degli anni si avvicinò sempre più al mondo cristiano (il cristianesimo non era ancora una religione ufficiale, ma bensì un'ortodossia, un credo) fino a quando non si decise di donare alla cristianità, un credo ufficiale: per farlo si doveva combattere l’eresia portata avanti da Ario, un sacerdote libico che sosteneva che il Padre fosse superiore al Figlio poiché Gesù, secondo Ario, era definito una creatura creata da Dio. Proprio nel concilio di Nicea, si definì che il Padre e il Figlio sono consustanziali, sono della stessa natura e proprio per questo, durante la Messa dei nostri giorni, nella professione di Fede recitiamo “generato, non creato…”,
Fu dunque un grande evento, il primo concilio che riunì tutta la cristianità tanto da dover far ispirare al Vangelo di Luca, uno dei più grandi storici dell’epoca, Eusebio di Cesarea che paragonò quel concilio al momento in cui dopo la morte di Gesù gli apostoli riuniti, dovettero scegliere il successore di Giuda.

A Nicea vi era anche Nicola, all’epoca vescovo di Myra e chiamato a dover prestare il suo dissenso verso l’eresia di Ario, un vescovo come tutti gli altri ma che da lì a poco, sarebbe diventato un punto di riferimento per la cristianità e non solo. San Nicola è il santo che ancora oggi parla di Oriente e Occidente, un santo universale, un vescovo che come racconta Jacopo da Varazze, cala durante la notte, attraverso dei comignoli, monili d’oro per tre fanciulle che per poter sostenere economicamente i loro matrimonio, erano state costrette a prostituirsi e proprio per questa leggenda, numerosi popoli e nazioni attribuiscono alla figura del vescovo di Myra, la leggendaria immagine di Babbo Natale.
San Nicola è quel santo che parla ancora oggi di un cristianesimo universalistico, un cristianesimo che tanto ricorda quello predicato da Cristo nella sua vita terrena, dettato, scritto e definito proprio come volle Costantino, nel concilio di Nicea del 325 d.C.

 

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