Sono giorni delicati per l’umanità, non i primi, probabilmente e drammaticamente non gli ultimi. Giorni di nuove ricorrenti assurde contrapposizioni sul tema della pace, valore che “dovrebbe” essere indivisibile e, dunque, unanimemente condivisibile.

E ciò accade in giorni ulteriormente particolari per l’Italia e non solo, perché oggi 4 ottobre, ricorrenza festiva di San Francesco d’Assisi, dovrebbe unire tutti gli italiani e non solo attorno proprio al tema della pace così caro al patrono d’Italia. E lo immaginiamo lassù in cielo, accanto ad altri testimoni nonviolenti di pace come Gandhi, Martin Luther King, don Tonino Bello, Papa Francesco. Solo alcune tra le tante figure che hanno testimoniato con le loro esistenze che la Pace - proprio attraverso la non violenza - è l’unica via che può portare alla costruzione di un mondo finalmente più giusto. Figure anche di estrazione diverse, ma che hanno lasciato un segno indelebile in varie epoche della storia dell’umanità. In particolare, attorno alla straordinaria figura del patrono d’Italia in questo periodo si è concentrata una grande attenzione, a motivo degli ottocento anni dalla morte che ricorreranno nel 2026, e per le diverse recenti pubblicazioni a lui dedicate da fior di scrittori. Ed ancora, è notizia proprio di questi giorni quella riguardante la decisione del Governo di tornare ad istituire la festa nazionale del 4 ottobre.
Insomma, non c’è che dire: San Francesco sarà di certo contento di questa attenzione particolare che, giustamente e meritatamente, il mondo (cattolico e non) sta dedicando a lui. Ma da lassù, siamo sicuri che, dopo aver destinato un sobrio sorriso a queste attenzioni che fanno solo da corollario, il santo del Cantico delle creature avrà di ché dispiacersi (per usare un eufemismo) per come la realtà nel mondo di oggi sta venendo completamente ribaltata: il potere ed i potenti che non solo non riescono (pur avendo gli strumenti politici e diplomatici) a fermare le violenze, gli odi, le ingiustizie, le disuguaglianze, le guerre; ma che, addirittura ed incredibilmente, chiedono ai “non potenti” di fermarsi, di non provocare, di non cercare (ovviamente senza l’uso della forza, ma con atti nonviolenti) di riempire i vuoti lasciati proprio dal potere e dai potenti, di non dare quelle risposte che il potere ed i potenti non riescono a dare a chi soffre a causa delle ingiustizie e delle guerre. L’impressione è che, cosi com’è accaduto altre volte nella storia dell’umanità, il vero obiettivo del “potere” e dei “potenti”, sia lo strumento della “nonviolenza”, il quale altro non è che la traduzione in prassi delle Beatitudini evangeliche, tanto sciorinate dai più, ma altrettanto tanto drammaticamente e vilmente “tradite!
Ed allora, ho immaginato un incontro ed un dialogo a più voci (i testimoni sopra citati) che sta avvenendo in cielo in questi giorni, ma che va al di là di questo tempo e di questo mondo.
San Francesco d’Assisi: “Martin, ma perché hai deciso di marciare in quel 28 agosto del 1963, nonostante da più parti (all’epoca, come oggi) ti chiedevano di rinunciare “per non provocare escalation pericolose”? E nonostante sapessi benissimo che, quella tua ferma volontà di marciare per il riconoscimento di diritti fondamentali, prima o poi avrebbe potuto portarti anche al sacrificio estremo?”
Martin Luther King: “Mio caro Francesco, ci sono momenti nella storia dell’umanità nei quali alle tante parole devono finalmente seguire i fatti! Se si parla di Pace (quella vera), si deve agire di conseguenza con la nonviolenza vera. È quello che ho fatto io, ma è quello che hai fatto anche tu con quel tuo ardito e temerario viaggio/pellegrinaggio nonviolento presso il sultano. Anche a te fu chiesto di demordere, di rinunciare per non “provocare”. Ma anche tu decidesti di proseguire nella tua testimonianza!”
San Francesco d’Assisi: “E tu, Grande Anima Mahatma Gandhi, perché fosti inflessibile di fronte ai tanti (anche tra i tuoi) che cercavano di convincerti a trasformare da nonviolenta (come tu volevi) in violenta quella “Marcia del sale” del 1930 con la quale reclamavi giustizia per la tua gente nei confronti degli inglesi?”
Mahatma Gandhi: “E tu, caro don Tonino, perché fosti così cocciuto nell’intraprendere quel viaggio nonviolento più che pericoloso nel cuore della guerra a Sarajevo nel dicembre 1993, nonostante in tanti (politici e non) ti dicessero che era una provocazione e nonostante, anche, le tue condizioni critiche di salute?”
Don Tonino Bello: “E tu, caro Jorge, perché hai speso le tue ultime gocce di energia per denunciare, da un lato, che con la violenza da qualunque parte giunga non si risolve nulla, e per annunciare, dall’altro, che solo sentendoci veramente “Fratelli tutti” (facenti parte di un’unica grande famiglia ed accomunati, perciò, da un unico destino di giustizia) il mondo può avere ancora un futuro?”
Papa Francesco: “Fratelli amati, io sono solo l’ultimo in ordine di tempo e per questo mi sento così piccolo dinanzi a voi. Ma proprio perché piccolo – come dovremmo sentirci tutti – voglio dirvi che il mondo può veramente salvarsi grazie alla bellezza di parole, di gesti, di sguardi che sconfiggeranno la bruttezza di parole cattive, di gesti cattivi, di sguardi cattivi. E la bellezza in questi giorni si è manifestata nelle onde di un mare azzurro, nelle vele sospinte da un vento di brezza, nei volti raggianti di giovani e meno giovani che hanno sfidato la guerra e non chi fa’ la guerra, nelle attese trepidanti di chi su una terra martoriata ha guardato fiducioso all’orizzonte l’arrivo di chi non si è scordato di loro. Ed io e voi, miei amati cari fratelli nonviolenti, abbiamo avuto il privilegio di assistere da vicino. Perché noi siamo stati sia su quel pezzo di mare che su quella striscia di terraferma. E lo saremo sempre!”
Forte temporale. Pioggia battente. Da una finestra assisto a questo spettacolo della natura. Alzo lo sguardo al cielo. Alcune nuvole hanno la forma di visi conosciuti. Ora stanno via via dissolvendosi, lasciando il posto ad un bellissimo arcobaleno.
Torniamo a credere nel Sogno di Isaia: “…forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci… una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione e non si eserciteranno più nell’arte della guerra…”,
E lavoriamo tutti insieme per raddrizzare nuovamente questo “Mondo che ora è al contrario”.

