“Sono nato dopo la morte di mons. Trama. Di lui forse mi ha parlato mia madre. Figlia di Raffaele Tinelli che fu suo collaboratore nell’organizzazione caritativa a Lecce”.

 

 

 

Scrisse, quasi confidandosi, Raffaele De Simone, il più qualificato studioso del suddetto presule, nella Presentazione del suo noto volume “Un vescovo del Sud. Mons. Gennaro Trama a Lecce nel primo Novecento (1902-1927)”.

Nel libro De Simone proponeva la propria ricerca documentaria ed il proprio apporto scientifico: “Negli anni1950-60 ho ordinato un fondo della Curia vescovile di Lecce, contenente molti documenti del Trama, fondo che per la diversità degli argomenti viene chiamato «X». Negli scorsi due anni ho rivisto e riordinato l’archivio personale dello stesso presule, oggi conservato presso la medesima Curia in trenta volumi sotto la voce «Fondo Trama (F.T.)»”.

Durante questo secondo lavoro archivistico, in coincidenza con il cinquantesimo della morte di mons. Trama, spiegava poi di aver «realizzato il proposito di scriverne la vita», citando con precisione alcune fonti nella Presentazione dell’apprezzatissimo volume edito dall’Editrice Salentina nel novembre 1978.

Da ricordare pure, per una comprensione più compiuta dell’impegno storiografico di Raffaele De Simone, che egli studiò anche il Fondo Sante Visite, il Bollario dal 1898 al 1945, e vari documenti di Archivi locali salentini e di Archivi nazionali, come quello Centrale di Roma.

Soprattutto per offrire oggettivi dati di valutazione riguardo ai valori vissuti da mons. Trama nei diversi ambiti spirituali, civili e sociali, per cui sin dalle prime pagine del volume accompagnava il lettore affidandogli la propria ricerca storica: “Non traggo specifici rilievi conclusivi sulla figura complessiva del Trama. Potranno farlo facilmente i lettori, specialmente confrontando i documenti riguardanti lo stesso vescovo in rapporto alle testimonianze dei contemporanei e dei posteri. Penso che essi troveranno un’impressionante convergenza» non tanto sulle scelte civili, ma sulla spiritualità… Anche se nel suo archivio personale egli nulla ha lasciato sulla sua vita intima con Dio», era il suo rammarico di ricercatore e di storico.

Il valore degli archivi ecclesiastici, infatti, è molto utile nel riscoprire e valutare la storia religiosa di una comunità o di un personaggio.

Rivelandosi particolarmente fruttuoso nel certificare dettagliatamente, non di rado molto prima dei documenti anagrafici civili, la situazione civile e sociale delle popolazioni.

Offrendo così prove precise riguardo alla solidarietà ed alla carità, espressa soprattutto con scelte comunitarie da parte delle varie comunità ecclesiali, mediante le organizzazioni, le associazioni e la concreta beneficenza dei singoli e dei diversi gruppi associativi.

Divenendo in tal modo fonte pregevole per conoscere con precisione scelte e comportamenti etici e sociali di singoli e di tante popolazioni.

*direttore Archivio storico diocesano

 

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