Un filo rosso lungo quattro secoli unisce il Cilento e il Salento nel nome di uno dei più grandi protagonisti del Seicento italiano.

 

 

 

Venerdì e sabato prossimi, 26 e 27 giugno, il borgo salernitano di Pisciotta celebra la figura straordinaria del vescovo che trasformò Lecce nella capitale della fede e dell'arte sacra.

Il legame storico tra due terre apparentemente lontane trova il suo fulcro proprio in Luigi Pappacoda. Nato a Pisciotta il 20 settembre 1595, mons. Pappacoda segnò profondamente la storia religiosa e artistica del XVII secolo. Durante il suo primo episcopato nella diocesi di Capaccio, tra il 1635 e il 1639, egli ottenne per il suo borgo natale l’elevazione a sede vescovile. Successivamente, il suo trasferimento alla prestigiosa cattedra di Lecce, dove rimase per ben trentuno anni dal 1639 al 1670, cattedra che lo consacrò come il principale artefice e mecenate della gloriosa stagione del Barocco leccese. Il convegno di studi del prossimo fine settimana, promosso dalla Proloco "Alessandro Pinto" di Pisciotta con il sostegno dell'Unione europea, si configura come un vero e proprio ponte culturale interregionale volto a riscoprire le radici cilentane del vescovo all'apice del suo splendore artistico nel Salento.

Pappacoda non fu soltanto un fine politico e un pastore rigoroso nell'applicazione dei dettami della Controriforma, ma un vero e proprio visionario capace di utilizzare l'arte e la liturgia come straordinari strumenti pedagogici. A lui si deve, in particolare, la radicale trasformazione del sentimento religioso leccese. Fu proprio il Pappacoda, a seguito della miracolosa cessazione della peste del 1656 attribuita all'intercessione di Sant'Oronzo, a dare un impulso decisivo al culto del primo vescovo di Lecce.

Come ricordato dalle fonti storiche della diocesi di Lecce, il vescovo fu l'autore del fondamentale Libello inviato a Roma per il formale riconoscimento del patronato e, successivamente, l'artefice del decreto che mutò la memoria liturgica di Sant'Oronzo in una solenne festività di precetto per l'intera diocesi. Un'operazione devozionale, ma anche profondamente artistica e architettonica, che si tradusse nell'iconografia ben congegnata del Sant'Oronzo dipinto da Giovanni Andrea Coppola e nella costruzione della Lecce Sacra attraverso il binomio indissolubile tra il vescovo e i suoi architetti, Giuseppe Zimbalo in testa.

L'evento, ospitato presso la chiesa parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, vanta un parterre scientifico di altissimo profilo, coordinato da illustri accademici delle università di Salerno, di Napoli e del Salento. I lavori si apriranno nel pomeriggio di venerdì 26 giugno con una prima sessione scientifica che esplorerà le origini della famiglia feudale Pappacoda, i rapporti del prelato con i suoi familiari e l'azione svolta durante l'episcopato caputaquense, per poi focalizzarsi sull'impatto urbanistico ed ecclesiastico nella città di Lecce e sulle mete artistiche e spirituali della Controriforma.

La giornata di sabato 27 giugno rappresenterà il fulcro delle celebrazioni. La mattina si aprirà con il Solenne Pontificale presieduto dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, diciannovesimo successore di Pappacoda, e concelebrato dal vescovo di Vallo della Lucania, Vincenzo Calvosa e dal vescovo di Teggiano-Policastro, Antonio De Luca.

Nel pomeriggio, la seconda sessione di studi riprenderà l'analisi accademica approfondendo il concetto di teatro della fede espresso da Pappacoda, l'efficacia pedagogica delle immagini sacre e i complessi scenari politici del tempo, come i controversi accordi durante la rivolta di Nardò del 1647. L'indagine si chiuderà con focus dedicati alle figure dei visionari alla sua corte e al ruolo cardine dell'Ordine dei Teatini nella Lecce barocca.

Queste giornate rappresentano un'occasione senza precedenti per restituire alla memoria collettiva nazionale la statura di un autentico principe della Chiesa. Un pastore che seppe unire il governo del territorio a una raffinatissima sensibilità artistica, lasciando un'impronta indelebile che ancora oggi definisce l'identità visiva e spirituale del Salento.

 

 

 

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