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Il Consiglio Comunale di Vernole lo  scorso 22 ottobre ha approvato l’istituzione del Registro Comunale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (Dat).

Si tratta di una novità introdotta dalla legge 219/2017 che ha avviato l’iter per la formalizzazione del più comunemente detto “testamento biologico”, dando la possibilità ad ogni persona di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto in merito a scelte terapeutiche.

Tale volontà potrà essere espressa dal cittadino per mezzo di una scrittura privata che dovrà personalmente consegnare presso l’ufficio dello stato civile del Comune di Vernole. La legge precisa che se nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, le volontà possono essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare.

 “La Legge del 219/2017 in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento – spiega don Leonardo Giannone, teologo moralista e parroco di Vernole -  ha sollevato svariate reazioni all’interno del mondo cattolico. Alcune associazioni di medici cattolici hanno apprezzato il fatto che essa rispetti l'autonomia decisionale del malato e al contempo l'autonomia professionale e responsabilità del medico. Il Forum delle famiglie ha denunciato che la legge abbandoni le famiglie a se stesse nel gestire situazioni di dolore e di sofferenza, con l'aggravante che l'impossibilità di obiezione di coscienza da parte dei medici mina, invece di favorire, il rapporto con il malato e con i familiari.”

“La Conferenza Episcopale Italiana  - prosegue il parroco - non ha mancato di evidenziarne tutte le criticità e in particolare il fatto che la nutrizione artificiale sia catalogata come trattamento sanitario. Ai fini della  presente legge,  sono   considerati   trattamenti   sanitari   la   nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto  somministrazione, su prescrizione medica, di  nutrienti  mediante  dispositivi  medici. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le  conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi  dei  servizi  di assistenza  psicologica. Questo, per i vescovi italiani, potrebbe dar adito ad uno svariatissimo contenzioso, come nel caso in cui vi è la necessità di alimentazione e idratazione artificiale per qualche giorno: il soggetto che avesse precedentemente sottoscritto una Dat, dovrebbe essere lasciato morire di fame e di sete?”.

 

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