Il borgo fortificato di Acaya vive oggi, 6 settembre, la festa di Sant’Oronzo. Dopo la messa vespertina si terrà la processione con la statua del patrono della diocesi.

 

 

Il parroco di Acaya, don Valentin Diac, ha approfondito con una riflessione la figura esemplare di Sant’Oronzo.

“Di Sant’Oronzo sappiamo poco. Quasi niente. Sappiamo che è vissuto nel primo secolo, che ha creduto, che ha predicato e che è morto per quello in cui credeva. Il martirio è l’unica biografia che ci ha lasciato. E forse è sufficiente. Perché il martirio non è solo una scelta umana. È prima di tutto un dono, qualcosa che Dio fa all’uomo quando lo ritiene degno di testimoniare con il sangue ciò che ha ricevuto con la grazia. Oronzo non ha deciso da solo di morire per Cristo. È stato scelto. E quella scelta dall’alto ha incontrato il suo sì, libero, consapevole, definitivo”.

“Il martirio è questo: la grazia di Dio che trova nell’uomo una libertà disposta a tutto. San Paolo nella Lettera ai Romani scrive una frase che illumina questa scelta: ‘è ormai tempo di svegliarsi dal sonno’. La scrisse alle comunità cristiane di Roma che rischiavano di addormentarsi, di vivere la fede come abitudine, senza la lucidità di chi sa che ogni giorno è una scelta. Oronzo era sveglio. Non nel senso che non dormiva, ma nel senso che sapeva esattamente in cosa credeva e perché. E quando arrivò il momento della prova, quella veglia interiore lo ha reso capace di stare in piedi”.

“Noi oggi festeggiamo questo uomo. Lo facciamo prima di tutto con la preghiera, con la liturgia, con la processione, il cammino del popolo di Dio che porta il suo patrono per le strade del paese. E poi con la musica e le luci, segni della gioia di una comunità che non ha dimenticato chi è e da dove viene”.

“Ma Sant’Oronzo ci chiede qualcosa di più di una festa bella. Ci chiede di svegliarci anche noi. Svegliarsi significa smettere di vivere la fede come decorazione della vita. Significa riconoscere, come scrive Paolo, che ‘il momento favorevole è questo, il giorno della salvezza è questo’. Non domani. Non dopo la festa. Adesso. Un martire non è un eroe lontano da ammirare. È uno specchio scomodo. Ci mostra cosa succede quando la fede diventa reale, quando non è più una pratica sociale ma una scelta personale, costosa, irrinunciabile. La festa più bella per onorare Sant’Oronzo non sono le luci; sono le scelte concrete di ogni giorno: la fedeltà, la coerenza, il coraggio di non rinnegare ciò in cui crediamo anche quando costa qualcosa”.

 

 

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