Stasera 21 aprile alle 19, le porte della chiesa di Santa Maria ad Nives a Strudà si apriranno per il quarto anniversario della morte di Pierandrea Longo.

Una celebrazione sobria - santa messa, rosario e adorazione eucaristica - che da quattro anni riunisce non solo parenti e amici, ma un’intera comunità che ha imparato a chiamare per nome l’assenza di un ragazzo. La locandina diffusa dall’associazione “Il sorriso di Pierandrea” lo dice con chiarezza: non è solo memoria, è preghiera condivisa.
A presiedere sarà don Mino Arnesano, parroco di Maria SS. della Neve, da anni punto di riferimento della vita religiosa di Strudà. Per lui, ricordare Pierandrea non è un rito dovuto: “Quando una famiglia perde un figlio, la prima tentazione è chiudersi. Simone e Annalisa hanno fatto il contrario: hanno aperto la loro casa, il loro dolore, e lo hanno trasformato in accoglienza. Ogni 21 aprile torniamo qui non per contare gli anni che sono passati, ma per riconoscere i frutti che sono nati. Pierandrea aveva un sorriso che metteva insieme gli altri, e quel sorriso oggi continua a camminare attraverso l’associazione, attraverso i ragazzi che vengono aiutati, attraverso la preghiera che faremo insieme”.
Don Mino inviterà, come ogni anno, a non fermarsi al ricordo privato: “La fede non cancella le lacrime, ma le rende feconde. È quello che questa famiglia ci insegna”.
L’associazione “Il sorriso di Pierandrea” è nata proprio nel giorno dell’anniversario di matrimonio di Simone e Annalisa. Una scelta voluta: prendere la data che celebrava il loro inizio e farne il punto di partenza di un nuovo cammino. Pierandrea è morto nel 2022 per una malattia rara. Da quel vuoto i genitori hanno costruito un progetto concreto, in continuità con l’attenzione che il figlio aveva per i più fragili. Oggi l’associazione sostiene famiglie in difficoltà e finanzia la ricerca: per il 2025-2026 il 5x1000 (codice fiscale 93161550756) è destinato al progetto sull’osteoclastosi dell’ospedale “Meyer” di Firenze.
“Una firma che diventa ricerca, speranza e futuro”, ripetono i volontari. È il modo scelto per non lasciare che il dolore resti sterile.
Dopo la Messa, la preghiera proseguirà con il Cenacolo Mariano curato da Giuseppe Afrune. Afrune non è un animatore occasionale. Nato nel 1954 a Poggiardo e oggi residente a Specchia, è uno dei pittori sacri più noti del Salento. La sua arte nasce da “un’intensa esperienza religiosa” e si radica “nella continuità iconografica della grande tradizione dell’Occidente cristiano”. Ha realizzato numerosissime opere per chiese ed enti religiosi, con affreschi eseguiti su multistrato marino e impasti di polvere di carparo, uova e pigmenti puri, ed è stato protagonista di mostre da Roma a Parigi, da Seul a Washington.
A Strudà non porterà tele, ma la stessa sensibilità: guiderà il rosario meditato, con canti e silenzi, dedicandolo a Pierandrea e “a tutti i giovani prematuramente scomparsi”. Per Afrune, pittura e preghiera sono lo stesso gesto: “affondare la luce nella materia e riscattarne l’inerzia”. Domani quella luce sarà affidata alle voci della comunità.
Alle 19 la chiesa sarà aperta a tutti. Non ci saranno discorsi ufficiali né passerelle. Ci saranno una messa, un rosario, il nome di un ragazzo pronunciato ad alta voce e, accanto, i nomi di tanti altri che le famiglie del paese non hanno dimenticato.
Simone e Annalisa saranno lì, come ogni anno, non per chiedere, ma per ringraziare. Perché, come ricorda don Mino, “Il sorriso di Pierandrea non si è spento il 21 aprile di quattro anni fa. Ha solo cambiato casa.”


