Torna ad Acaya nel giorno della vigilia della festa di San Paolo, l’evento intitolato proprio “Aspettando San Paolo”, organizzato dalla Nuova Pro Loco Acaya, e che domani 28 giugno donerà un aspetto diverso al borgo fortificato.

 

 

 

Un primo momento si terrà alle 19.30, presso l’ex edificio scolastico, con la presentazione del libro “Tarantelle, santi e guaritori” di Sandra Taveri e Vincenzo Santoro, alle 20.45 seguirà il “Laboratorio di pizzica”, presso Largo Castello, a cura di Cristina Frassanito ed infine, alle 21.45, il concerto dell’Ensemble con Daria Falco, Vincenzo Grasso, Vico Berardi, Alessandro Chiga e Bruno Galeone.

La presidente della Nuova Pro Loco Acaya, Laura Martina, presente l’evento con molto entusiasmo: “I festeggiamenti di San Paolo - racconta - affondano le loro radici in tempi remoti, difatti già dal 1792, la piccola cappella, che in precedenza era intitolata a Santa Maria della Neve, fu dedicata a San Paolo. La chiesetta diviene così uno dei più rappresentativi santuari del Salento dove si recano le tarantate per chiedere venia dei loro mali”.

“Il culto profano delle tarantate - prosegue la presidente - non nasce all’improvviso ad Acaya, dunque, ma le sue radici si perdono nella notte dei tempi, in quanto in epoca preistorica sono stati presenti i menhir e le specchie che hanno svolto diverse funzioni. Quindi è possibile pensare che la successiva importanza che ha assunto la chiesa di San Paolo, non è solo come luogo di culto ma anche luogo dove sono convenute le tarantate per chiedere grazia del loro malessere, e che sia una logica continuazione di quel rito cominciato con gli Osanna preistorici e continuato poi nel rito cattolico”.

In Acaya ed in tutto il Salento - aggiunge Laura Martina -, fino ad una trentina di anni fa, non era permesso non credere al fenomeno del Tarantolismo quasi fosse una forma di tradimento alle credenze dei padri. La prima manifestazione del morbo è rappresentata da una violenta febbre accompagnata da vertigini e si è sperimentato che il rimedio migliore è la musica e il ballo. La malattia della Tarantata si sviluppa all’incirca così: la paziente comincia a danzare al suono della musica finché i suonatori non trovano un motivo che si accordi con lo stato della sofferente, a questo punto essa è presa da una specie di estasi e si abbandona ad una danza pazza. Si conoscono due forme distinte di questo male, la forma umida e la forma secca, per entrambe le forme si usa il rimedio del ballo. Nei casi di tarantolismo secco, quando la paziente cade esausta per terra, la si prendi e la si adagia in un letto riscaldato dove la sfortunata cade in un sonno profondo che dura per molte ore. Nel caso invece di tarantolismo umido, questo ballo ha luogo presso un pozzo, o presso un recipiente colmo d’acqua, con cui gli assistenti di tanto in tanto spruzzano la danzatrice”.

Laura Martina conclude la presentazione di “Aspettando San Paolo”, con una particolare attenzione a questo rito nella frazione di Acaya: “Ad Acaya, si praticava il tarantolismo umido: dai racconti degli anziani del posto sembra che il pozzo antistante le chiesette fosse utilizzato per tale rituale.

Le capacità taumaturgiche di San Paolo contro i morsi velenosi della tarantola, facevano sì che ogni anno il 29 giugno le donne si davano appuntamento presso la chiesetta di San Paolo in Acaya e in ginocchio partendo dal pozzo si recavano all’interno fino ai piedi dell’altare maggiore, con umiltà piangendo, strappandosi i capelli e pregando e intonando la seguente cantilena “Santu Paulu miu te le tarante ieni a succurrere nui tarantate. Nui nu simu anime sante ma sempre ricurrimu a tie tutte quante”

 

 

 

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Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce