Domani 9 settembre è festa a Trepuzzi. Nella chiesa parrocchiale Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta alle 19 presiederà la solenne concelebrazione eucaristica con il rito di Ammissione agli Ordini del diaconato e del presbiterato del giovane Giacomo Pezzuto.

 

 

Seminarista della comunità parrocchiale guidata da don Antonio Bruno (LEGGI), Giacomo si appresta a frequentare il IV anno di formazione presso il Seminario regionale di Molfetta. A poche ore dall’evento, Portalecce vuol farlo conoscere ai suoi lettori

 

Giacomo, raccontaci un po' di te. La tua infanzia e la maturazione della scelta di incamminarti perso il sacerdozio.

"Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere" (Dt 8,2A). Mi piace iniziare con questo versetto tratto dal libro del Deuteronomio, perché più volte, nel corso di questi anni, è emerso e riemerso nella mia preghiera e nel mio cammino formativo tout court.  A posteriori posso dire che la culla della mia vocazione è stata la famiglia, Chiesa domestica, per riprendere un'espressione cara a San Giovanni Paolo II. Sono cresciuto, infatti, in una famiglia cattolica, animata da una fede semplice e, al contempo, profonda che, tuttavia, mai mi è stata imposta ma è stata sempre una mia scelta, frutto di quell'attrazione di cui parlava Benedetto XVI. Ad ogni modo, da piccolo e da adolescente non mi è mai passata per la mente l'idea di voler "fare il prete". Il mio sogno era quello di diventare un carabiniere, perché sono sempre stato mosso da forti ideali di giustizia, legalità e amore per la Patria, il tutto nutrito dalla fede e ciò trovava un modello nella figura di Salvo D'Acquisto, giovane carabiniere che sacrificò la sua giovane vita per salvare 22 innocenti da una rappresaglia nazista. Mi piace affermare, però, che il Signore ha pensato ad un'altra divisa per me: infatti, intorno alla fine del liceo scientifico, ho iniziato a sentire qualcosa, un desiderio di difficile decifrazione, che volontariamente ho messo da parte, perché mi faceva paura. Solo al termine dei miei studi universitari in giurisprudenza l'ho accettato, perché era troppo forte per non darvi ascolto.

 

La tua vocazione, con l’Ammissione agli ordini, inizia a diventare matura. Nel corso della tua vita c’è stato un momento, un incontro o una persona che ti ha fatto comprendere che la tua vocazione non era solo un’ipotesi ma un cammino serio orientato definitivamente al sacerdozio?

Un ruolo fondamentale, come già detto, è stato giocato dalla mia famiglia (dai miei genitori, dai miei nonni e da mia zia) perché è lì che mi è stata trasmessa la fede, vivendola quotidianamente. Figure molto importanti sono state di sicuro i miei parroci: il compianto don Arcangelo Giordano, dalla fede semplice come quella di un bambino; don Alessandro Scevola, prete vulcanico, travolgente, capace di creare comunità, di far sentire tutti a casa, accolti e ascoltati; don Gabriele Morello, allora novello presbitero, pieno di entusiasmo e dall'approccio molto fresco e giovanile e il mio attuale parroco, don Antonio Bruno, un lavoratore instancabile, guida saggia e discreta, sempre disponibile verso il prossimo. Tutti loro, assieme ad altre figure sacerdotali che il Signore ha messo sul mio cammino, mi hanno trasmesso, forse anche involontariamente, la bellezza dell'essere presbitero, di dedicare l'intera vita a Dio e alla sua Chiesa, predicando il Vangelo e mettendosi al servizio degli altri. E proprio questi esempi mi hanno fatto chiedere: ma quanto sarebbe bello se anche io facessi il prete? Una scelta radicale, di certo non facile in questi tempi, specie per chi lascia le tante opportunità derivanti dal titolo di studio per intraprendere un percorso che non si sa dove potrà condurre. Tuttavia, mi accompagna il v. 6 del Salmo 83: "Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio". Un viaggio che, posso dire con certezza, vale la pena compiere. Mi sia consentito fare un piccolo riferimento a tre libri che sono stati fondamentali, perché ciascuno mi ha dato qualcosa: "Le confessioni" di Sant’Agostino, "Il padrone del mondo" di Robert Hugh Benson e "Sotto la guida dello Spirito" di André Louf.

 

La spiritualità di un seminarista in cammino si nutre soprattutto di studio e di preghiera. Quale aspetto della quotidianità ti sta aiutando a crescere di più?

Preghiera, pastorale e studio ritengo siano pilastri fondamentali della formazione e, aggiungo, dell'intera vita di un presbitero e in seminario li viviamo quotidianamente. Iniziare la giornata con la preghiera comunitaria delle lodi, la meditazione sulla Parola e la celebrazione dell'Eucaristia aiuta a sicuramente a fondare tutto ciò che si andrà poi a fare su una base solida, che permea tutto il resto della giornata. Lo studio della teologia e la cultura in generale, come insegna Sant’Agostino, non devono mai essere un fine puramente accademico o personale, ma devono diventare uno strumento essenziale di servizio al popolo di Dio e alla Chiesa. Ecco perché ritengo la cultura un vero e proprio strumento di evangelizzazione. Ultima, ma non per importanza, è la pastorale: le esperienze di carità del biennio e il servizio in parrocchia dal III anno in poi mi aiutano a formarmi e a gustare gradualmente ciò che poi vivrò nel ministero. Un'esperienza bellissima, di vero incontro con Cristo, è stato sicuramente il servizio presso l'Istituto penale minorile di Bari, svolto durante il biennio. Lì ho capito e sperimentato che l'amore e la misericordia di Dio sono davvero per tutti.

 

Con il Rito di Ammissione agli Ordini sacri passi dall'essere uno studente che sta valutando una strada a una persona che dice un 'sì' pubblico e ufficiale. Che effetto fa sentire che la tua scelta non è più solo una questione intima, ma diventa una responsabilità condivisa con una comunità?

Sicuramente è una responsabilità grande che vivo, però, con serenità, perché mi sento accompagnato e sostenuto dalla mia comunità parrocchiale e cittadina. La mia parrocchia, la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe di Trepuzzi, è un pezzo di cuore, un luogo importantissimo fatto di incontri, volti, esperienze, fraternità e fede. Un luogo in cui mi sento a casa e che, già lo so, sarà difficile, un domani lasciare. Stare in parrocchia mi fa comprendere sempre più quanto sia importante l'elemento comunitario sia nel cammino di fede che in quello vocazionale.

 

 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce