La settimana scorsa, presso il salone parrocchiale di Maria SS. Assunta in Trepuzzi, si è svolta la seconda tappa del percorso quaresimale dei “Laboratori di comunità”, sul tema dell’anno “Gestire i conflitti: essere umani in ogni momento”.

L’incontro, tenuto da don Quintino Venneri, direttore dell'Ufficio catechistico della diocesi di Nardò-Gallipoli, è stato suddiviso in due momenti: nel primo, i partecipanti, dopo un breve tempo di riflessione, hanno messo per iscritto i loro conflitti “esteriori” vissuti sia recentemente che in passato, risolti e non. Poi, suddivisi in gruppi di condivisione, hanno messo in comune le loro idee per far emergere ciò che per loro fosse la definizione di conflitto.
In un secondo momento, don Quintino ha spiegato come il libro della Bibbia ci consegna tanti episodi di conflitto: il primo, non nasce da una lite, ma da un confronto, quello tra Caino e Abele (Gen 4) che ci dice che il conflitto ancor prima ancora di essere tra due persone, è dentro di sé; poi Giuseppe e i suoi fratelli (Gen 37–45), un conflitto che “attraversa il tempo”, non esplode in un attimo, ma cresce nel tempo, si sedimenta, prende forma lentamente. Questo è decisivo, perché può diventare una storia chiusa oppure una storia riletta. E spesso la differenza non sta in ciò che è accaduto, ma nel modo in cui, nel tempo, lo si guarda. Un ultimo esempio è l’episodio di Marta e Maria (Lc 10,38-42), che spiega il conflitto “sottile”, quotidiano, quasi invisibile. È quel conflitto di chi si sente solo nel portare il peso, di chi si accorge che l’altro non sta facendo quello che dovrebbe. Quante volte i conflitti nascono non da ciò che accade fuori, ma da ciò che si muove dentro: aspettative, stanchezza, bisogno di riconoscimento. E senza accorgercene, si smette di incontrare l’altro e si inizia a valutarlo.
Gli episodi della Sacra Scrittura, analizzati da don Quintino, sottolineano come “il conflitto per l’umanità è inevitabile”, perché appartiene all’essere uomini e donne. Il problema, invece, sovviene quando il conflitto non c’è, perché genera vuoti, solchi incolmabili e quindi discrepanza tra gli individui.
Inoltre, va aggiunto come “il conflitto abbraccia tutti i tempi e tutte le storie e va ricordato”, infatti la stessa Croce portata da Gesù Cristo è un conflitto che “va tenuto davanti agli occhi per non dimenticare, anzi quel momento va custodito, impresso nel proprio cuore”.
Concludendo, la modalità evangelica di vivere il conflitto è la capacità di “discernere”. Tutto porta al discernimento, cioè nel trasformare le tensioni in occasioni di crescita, dialogo e comunione, per imparare a vivere i conflitti con consapevolezza, fede e umanità.
Il percorso si concluderà il prossimo 15 aprile, dove la psicologa e formatrice Chiara Maggiore parlerà de "L'arte di disinnescare: Gestire le 'emozioni' nei conflitti".

