L'eco dell'ultima banda si è appena spento tra i vicoli di Torchiarolo, ma nell'aria vibra ancora il calore dei tanti devoti che hanno popolato il paese nel lunedì di Pasquetta.

 

 

Si sono conclusi così i festeggiamenti per la Madonna di Galeano, un rito che è testimone di unione e pace ma che lega le sue origini a un respiro affannoso di una storia contesa.

Infatti, esistono storie che nascono dalla nuda terra, scavate nei solchi dei volti degli uomini del XVI secolo, nei volti come quelli di un contadino che ara il proprio campo e davanti a sè, trova l'inspiegabile: i suoi buoi si bloccano, non è la stanchezza di chi ha servito il padrone per ore; è un’immobilità sacrale, un rifiuto categorico di procedere. L’uomo usa la sferza, incita le bestie, ma gli animali restano come pietrificati.

Spostando un enorme macigno, la "chiusura" di una fossa dimenticata, il contadino non trovò tesori o monete, ma lo sguardo immobile della Vergine col Bambino. Una "Madonna resa dalla terra", contrariamente a quel Cristo Crocifisso, protettore principale della città che secondo altre tradizioni locali, era invece giunto dal mare, naufrago di un vascello partito da Venezia e diretto in Medio Oriente, accidentalmente attraccato presso le coste torchiarolesi.

La devozione, si sa, è spesso figlia dell’appartenenza e gli abitanti di San Pietro Vernotico, rivendicarono subito l'immagine mariana, con una prova architettonica quasi schiacciante: l'ingresso della chiesetta era rivolto verso il loro paese e così la tensione salì a tal punto che si passò dalle dispute teologiche ai fatti d'arme. I fedeli di San Pietro tentarono il colpo di mano, una vera e propria sottrazione della reliquia ma i torchiarolesi, avvisati per tempo, difesero con fermezza l’immagine della protettrice. Armati di randelli e astuzia, ebbero la meglio sui contendenti, ristrutturando immediatamente la chiesa, ruotandone l'ingresso verso il proprio abitato.

Oggi, quella divisione non esiste più anzi, si è trasformata in un rito che unisce tutti i fedeli che ogni lunedì di Pasquetta, accompagnano la statua della Vergine per tutti i sei chilometri che separano la chiesa matrice di Torchiarolo dalla cappella: la processione non attraversa solo la geografia, ma la storia stessa: i fedeli camminano fianco a fianco, laddove un tempo i loro antenati, litigavano per contendersi l’antico quadro: è il trionfo della pietà che ha scelto di appartenere a chiunque percorra quella strada, ricordandoci che il sacro in queste terre, non cade mai dal cielo, ma emerge sempre dal profondo delle nostre radici, sotto lo sguardo di Maria che di Galeano, ha fatto una terra di unione e pace, in un mondo che sempre più, trova ostilità e divisione!

 

 

 

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