Roberta Gravili di Torchiarolo, è figlia di papà Giovanni, professore in pensione e accolito, e mamma Eupremia; sorella di Ilaria e Andrea, è stata una ragazza che ha vissuto con entusiasmo, gioia, spensieratezza e allegria. 

 

 

È nata il 9 aprile 1986 ed è stata chiamata al Padre all’età di soli 16 anni, il 17 dicembre 2002, nel cuore della novena di Natale, mentre pregava il santo rosario, nel letto dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, dov’era ricoverata a causa di un violento carcinoma alla gola. È stata sepolta in abito bianco.

La sua vita è stata un inno d’amore verso gli altri. Aveva una grande capacità di aggregare; con il suo sorriso era capace di conquistare i più piccoli, i coetanei e gli adulti. Dotata di una straordinaria empatia, aveva la risposta pronta ed era spiritosa, diretta, ma sempre attenta a non offendere né a ferire.

Aveva una grande sensibilità, nutriva un profondo rispetto per tutti, difendeva chi era in difficoltà e non si tirava mai indietro quando le proponevano un progetto, quando le chiedevano di impegnarsi in ogni ambito, famiglia, amicizie, scuola, parrocchia. Aveva un rapporto speciale con Suor Maria Lucia, che da catechista ha seguito il suo percorso religioso; è stata tra le prime ad iscriversi ed impegnarsi nel gruppo Gisma a Torchiarolo, dove anche a Lecce, teneva degli incontri a giovani più grandi di lei. Di Roberta si conservano diversi scritti e audiocassette, sia in famiglia che dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Da piccola ha fatto parte anche dei gruppi dei ministranti ed ogni domenica, per diversi anni, ha servito l’altare ed ha convinto un gruppo di amici a fare altrettanto. È stata un’esperienza unica; insieme ad altre bambine era presente sull’altare, attenta e orgogliosa per il ruolo svolto. Era capace di coinvolgere e di avvolgere.

Tutto per lei era semplice, perché era una ragazza speciale. Dalle recite, dialettali e non, dagli spettacoli ai fioretti che faceva nel mese di maggio, alle feste con gli amici, ai ricami all’uncinetto, in tutto ciò che faceva c’era tanta gioia e impegno. Ha scritto anche delle preghiere, veri e propri dialoghi con Dio.

Il rapporto con Gesù era personale, non ostentato con contrizione, ma vissuto con naturalezza e amore. Amare Gesù voleva dire aiutare gli altri, dai compagni di scuola che erano in difficoltà agli amici che le chiedevano un consiglio, ai familiari verso i quali provava un sincero e profondo affetto ed una devozione assoluta.

Era sempre disponibile e solare, una goccia di rugiada nelle giornate più fredde, il sole che rischiara gli inverni più bui e infonde calore durante le giornate più belle, la brezza mattutina, la freschezza delle serate estive.

Studentessa modello e brillante, studiosa, amante delle lingue, aveva effettuato due viaggi-studio all’estero, uno a Londra e uno a Parigi, riuscendo a stabilire subito relazioni gioiose, proseguite al rientro per via epistolare. Aveva delle amiche di penna e riusciva a trovare il tempo per tutto: per scrivere pensieri, per disegnare, non trascurando mai i doveri scolastici. Il suo ricordo, il suo sorriso, la sua allegria, la sua purezza d’animo sono rimasti indelebili nei cuori di quanti l’hanno conosciuta e amata. La freschezza della sua gioventù si accompagnava ad una profonda maturità, a dispetto dell’età. Amava il mare, la stagione estiva e attendeva con ansia la fine della scuola per trascorrere le giornate in compagnia degli amici più cari, sempre gli stessi, alcuni che ritrovava negli anni durante le vacanze, altri con i quali condivideva la scuola e la quotidianità.

Tantissimi sono gli episodi che riguardano la sua vita. Il ricordo di Roberta è ancora molto forte e vivo, soprattutto fra i suoi coetanei che ancora la piangono. Più di qualcuno narra di presunte guarigioni avvenute per sua intercessione. Molti tratti della sua storia sono simili a quelli della vita di San Carlo Acutis e del Servo di Dio Matteo Farina di Brindisi.

Presso il suo liceo di Brindisi, il “Fermi”, le è stata dedicata un’intera ala della scuola e nella Casa madre delle Salesiane, presso il Santuario di San Filippo Smaldone a Lecce, è stato realizzato un suo mezzo busto.

Il 9 aprile 2005, l’allora arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, consacrò il nuovo altare maggiore della matrice di Torchiarolo, realizzato in pietra leccese, in sua memoria, dove l’angelo che sorregge l’Eucarestia, ha il volto di Roberta. È stato composto un inno, musicato anche per organo, da Alvise Lecce e Mario Serinelli, dedicato a lei.                                                                                            Con don Antonio De Nanni, l’amministratore parrocchiale, già da qualche anno, è stata ripresa in mano la sua storia e la sua memoria, che ha colpito, interessato ed entusiasmato diversi giovani e non solo.

Il prossimo 26 gennaio, in occasione del 90° anniversario della consacrazione di Torchiarolo al Sacro Cuore di Gesù, alla presenza di una rappresentanza delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori e della Rete mondiale di preghiera per il Papa (Adp), le sarà dedicata la sala parrocchiale della canonica, lì dove intere generazioni sono cresciute e continuano a crescere non solo nella fede. Continuerà ad essere luce e guida per le nuove generazioni, strumento e testimone dell’amore del Signore.

 

 

 

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