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Serata piena di gente ieri al centro studi San Nicola per la presentazione del libro ‘Dalle tenebre alla luce’. Padrone di casa don Carlo Santoro che ha sottolineato come sia stato scelto gennaio per questo evento in quanto mese in cui ricorre la festa di Sant’Antonio abate che nella sua vita ha conosciuto sia il deserto che la lotta contro il male.

A dialogare con l’autrice Concetta Micolucci un partner d’eccezione, mons. Michele Seccia in qualità di testimone della storia raccontata. L’intento della serata, come sottolinea il nostro vescovo, ‘non è quello di fare pubblicità al libro, ma quello meditare e prendere coscienza dell’esistenza del maligno e della sua azione.’ Quella di Concetta è una narrazione che parte da lontano e di cui mons. Seccia ha condiviso gli ultimi cinque anni. ‘Concetta veniva in episcopio una volta alla settimana, accompagnata da almeno quattro persone che la potessero tenere. La reazione del demonio che era in lei iniziava già dal portone, si ribellava, non voleva entrare, spesso era necessario che venisse presa di peso. Bisognava farle fare due rampe di scale ed era impossibile metterla in ascensore per come si dimenava, avrebbe sbattuto facendosi male. A Teramo i nostri incontri avvenivano nella cappella’ – ha continuato il vescovo – ‘partecipavano altri sacerdoti e dei laici e si pregava tutti insieme partendo sempre dal Rosario. La chiesa ci ha fornito un rituale apposito per gli esorcismi, ma si è diffuso a tal punto che ne è stata vietata la ristampa perché purtroppo è finito anche in mani sbagliate. Da questa esperienza ho imparato due insegnamenti che devono essere di tutti i battezzati; il primo è che bisogna accogliere tutti e non è facile quando qualcuno ti racconta delle situazioni che hanno dell’incredibile, il secondo è che il tempo è di Dio, quindi non dobbiamo aspettarci che le nostre richieste vengano esaudite non appena recitiamo le preghiere perché la preghiera non funziona a gettoni. Concetta è guarita dopo più di cinque anni’ – ha aggiunto mons. Seccia – ‘e confesso che personalmente stavo ormai per rinunciare, per convincermi che non ci fosse niente da fare, ma poi è arrivato il tempo di Dio. Dio decide il tempo in base alla nostra fede e alla maturazione di fede che vuole da noi. Concetta ha avuto coraggio nello scrivere questo libro, è una testimonianza molto forte di cui ho scritto la presentazione, ma è un gesto che personalmente non avrei fatto perché racconta qualcosa di troppo intimo e di non facile descrizione. Bisogna apprezzare il suo coraggio. La sua liberazione è avvenuta in Terra Santa, davanti al Santo Sepolcro in cui assolutamente non voleva entrare.’

Nel suo intervento Concetta Micolucci ha raccontato di aver avuto la prima esperienza con il maligno a diciotto anni. ‘Mia madre mi ha portata subito dai maghi, per loro era la cosa più giusta da fare. I miei avevano l’abitudine di andare a messa la domenica, ma erano convinti che per risolvere i problemi bisognasse andare dai maghi. Questo ovviamente ha aumentato il mio malessere; arrivai a perdere diciassette chili in un mese. In quel periodo ebbi però la fortuna di incontrare un ragazzo che mi portò da un sacerdote, in questo modo conobbi la vera fede che è molto diversa dal partecipare alla messa solo perché ci vanno tutti, ma senza sentire nulla da un punto di vista spirituale. Il sacerdote era di Isernia e cominciai a recarmi da lui ogni settimana facendo 400 chilometri. Già in quel periodo decisi di consacrarmi al Signore, ma non ero nelle condizioni di poter entrare in un convento. Delle mie possessioni non ricordo nulla, ma in quei momenti il fisico subisce uno stress molto forte, ci si sente spossati anche mentalmente. Credo che il primo miracolo che io abbia ricevuto sia stato quello di non diventare matta a causa di queste possessioni che portavano a un continuo cambio di personalità. A distanza di anni il sacerdote mi consigliò di continuare il mio percorso nella mia diocesi. Ero inizialmente contraria perché lì mi conoscevano tutti e io non volevo far conoscere la mia situazione. Fui accompagnata dal vescovo Seccia da una ragazza dell’Ordo Virginum e la prima sera pregammo insieme per quattro ore. Mi dovettero tenere in sette, fu molto difficoltoso. Dopo circa tre anni il vescovo, cui avevo espresso il mio desiderio, mi consacrò in forma privata, cominciai a stare meglio e a riuscire a recitare qualche preghiera, ma non guarì. La mia guarigione arrivò in Terra Santa nella basilica del Santo Sepolcro. Era un viaggio a cui chiesi di partecipare, ma in cui ebbi continue possessioni ogni volta che ci trovavamo in un luogo sacro. Cerco di tornare lì ogni volta che posso. Ho scritto questo libro per dare una testimonianza di fede, per far conoscere la mia esperienza e per dire a gran voce di non rivolgersi mai ai maghi.’

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus