Una grande e bella testimonianza di amore verso il proprio territorio e verso la collettività è quella che abbiamo vissuto l’altra sera a Squinzano sul sagrato della chiesa parrocchiale Santa Maria delle Grazie.

Eravamo in tantissimi, parroci compresi, ad ascoltare parole dal profumo di speranza e di futuro.
A pronunciarle, con la forza del profeta e la sensibilità del pastore, un ex operaio di una fabbrica salentina oggi sacerdote e guida della fondazione “Opera don Giustino” per il recupero degli emarginati: don Antonio Coluccia. Per tutti il “prete che combatte la mafia”. Una vita rivoluzionata nel giro di pochi anni e dedicata ai poveri e ai bisognosi ma allo stesso tempo molto “scomoda”, addirittura un prete “da eliminare”.
Vangelo, preghiera, ascolto e legalità sono i punti chiave del cammino del sacerdote, da tempo sotto scorta per le continue minacce e gli attacchi fisici dovuti al suo impegno. Don Antonio Coluccia lotta, infatti, da anni per restituire dignità agli uomini della sua comunità e non solo, ma gli ostacoli incontrati lungo il percorso non sono stati pochi. Nel 2012 ha trasformato una villa confiscata a un boss della banda della Magliana, in una casa di accoglienza e spesso è stato oggetto di minacce di morte a seguito del suo impegno nella pastorale di strada. A Roma e non solo, è un simbolo della lotta allo spaccio e alla criminalità, dalle cui mani cerca ogni giorno di strappare i giovani con le sue iniziative, con i valori dello sport e con il suo coraggioso impegno.
Già qualche giorno fa don Antonio, insieme con il prefetto di Lecce Natalino Domenico Manno, aveva incontrato i ragazzi delle scuole di Squinzano per parlare loro di legalità e rispetto delle regole. Martedì sera è tornato nuovamente nella centralissima Piazza Vittoria per poter “parlare ai giovani e agli adulti” rimarcando l’importanza di costruire una comunità coesa e capace di promuovere i valori dello sport, della famiglia e del bene comune. La presenza del “prete di strada” e del prefetto nella nostra comunità è stata motivata dal fatto che anche a Squinzano, come in tanti altri paesi dell’intero Salento, non sempre si respira un “aria pulita” o di rispetto delle regole o delle autorità pubbliche. Lo spaccio e il consumo di droga, il dilagare di episodi violenti soprattutto tra adolescenti, i furti nelle case degli anziani e nelle comunità, il linguaggio a volte incline alla violenza dei social sono piaghe con cui la comunità si trova a dover fare i conti e che spesso generano smarrimento. Anche il mondo dello sport, a volte, viene “inquinato” dalla presenza di chi, lungi dall’essere un vero sportivo, vuole imporre il proprio pensiero attraverso forme di sostegno o di protesta che a volte rischiano di sfociare in scelte o atteggiamenti delinquenziali.
La comunità cristiana, unita e compatta nell’espressione delle diverse associazioni cattoliche presenti, ha ascoltato con attenzione l’accorato monito di don Antonio e fa proprie alcune riflessioni importanti.
In primo luogo, l’importanza della famiglia che è il nucleo primario per l'educazione alla legalità, trasmettendo valori di rispetto, responsabilità ed empatia. Il senso di legalità dovrebbe nascere in famiglia, trovare continuità nella formazione scolastica ed ecclesiale per poi esplicitarsi nella società civile. Questo è un punto di partenza fondamentale e imprescindibile. Squinzano oggi vive della “sinfonia” di tante bellissime realtà: un’amministrazione comunale giovane e volenterosa; parrocchie serene e attente al territorio; una solida e seria proposta scolastica; una bella realtà sportiva (basti pensare allo Squinzano Calcio o al movimento della pallavolo), tantissime associazioni culturali e di volontariato, tante meravigliose compagnie teatrali, etc. C’è davvero tanto di bello e di valido nella nostra città!
Cosa manca? In alcuni casi manca proprio la famiglia! Ecco perché oggi si sente l’urgenza non tanto di intervenire sulle “conseguenze” ma sulle cause del problema affrontato da don Antonio. Si sente il bisogno di “riscoprire un’alleanza educativa” tra famiglia, scuola, istituzione e Chiesa. La famiglia è il primo luogo dove un ragazzo, un giovane deve sentir parlare di legalità, di rispetto per l’altro, di empatia, di solidarietà, di sostegno “ai più deboli”. La famiglia è la “culla della legalità” e nessun genitore può venire meno al delicato ma entusiasmante compito di formare non solo dei “bravi figli” ma anche “degli onesti cittadini”.
In secondo luogo, viene interpellata la Chiesa, la nostra comunità cristiana. Proprio in questi giorni Papa Leone ha ribadito che “gli oratori sono centri vitali per sconfiggere l’isolamento dei giovani”. Tanto viene fatto dalle nostre comunità attraverso le varie associazioni che operano in esse ma certamente tanto ancora resta da fare. A volte nella Chiesa serpeggia una forma di “accomodamento” e anche noi preti stiamo tranquilli perché abbiamo accanto i nostri “bravi ragazzi” dell’Azione cattolica, degli Scout o dell’oratorio. E non sempre riusciamo a voltarci per vedere quello che accade al di là delle nostre sacrestie… Giustamente don Antonio ribadiva un concetto molto forte: dietro un ragazzo dipendente dalla droga c’è sempre il fallimento di una famiglia, di una scuola, di un’istituzione e di una Chiesa che non si sono accorte o che forse non hanno fatto nulla per aiutare quel “figlio” a vincere le proprie debolezze. I ragazzi “strappati alla vita” e consegnati alla logica “dell’illegalità” sono una sconfitta per tutti. Oggi, allora, non basta solo “denunciare il problema” ma interrogarci come Chiesa su quale aiuto possiamo dare come credenti in Cristo per costruire una comunità squinzanese più solida e più attenta alla trasmissione dei valori come il rispetto e la legalità.
L’altra sera certamente un primo passo è stato fatto: istituzioni, autorità, chiesa, scuola, erano tutti presenti ad ascoltare e ad applaudire.
Ora però resta il secondo passo: quello di muoverci insieme nella stessa direzione per aiutare Squinzano ad essere un paese migliore! Il Signore ci indichi la strada e ci dia la forza e i mezzi necessari per iniziare a percorrerla...

