Durante la celebrazione eucaristica presieduta ieri dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, presso la chiesa parrocchiale dei Santi Angeli Custodi in San Pietro Vernotico, si è svolto il rito delle esequie per Agostino, il fratello di don Antonio Montinaro.

 

 

A porgere l’ultimo saluto e manifestare la loro vicinanza alla moglie Lucia, ai fratelli, alle sorelle ed ai nipoti, tutti coloro che lo hanno incontrato nel corso della loro vita ed hanno potuto apprezzare la bontà di un uomo sempre disponibile che ha seminato durante la sua vita terrena facendosi volere bene.

Durante l’omelia l’arcivescovo, prendendo spunto dalla Parola proclamata, ha detto che Essa “è come una cartina che ci permette di leggere la vicenda personale di Agostino e le nostre vicende, invitandoci alla responsabilità di continuare il nostro cammino mettendo in conto il fatto di dover rendere conto a Dio, perché anche per noi verrà il momento in cui busseremo alla sua porta offrendo a Lui la nostra vita”.

Si è soffermato, poi, su due categorie bibliche e teologiche: la vocazione e l’amore, rileggendo la storia di Agostino come una storia vocazionale: “la sua vita è una vocazione all’esistenza; la chiamata di Dio dal nulla, la vocazione alla fede, la vocazione specifica che ha ricevuto dentro la vita nuziale… un pellegrinaggio nel quale si è fidato di Dio, mettendosi nelle sue mani con docilità e docibilità, lasciandosi guidare dal Signore. Quel “vieni e vedi” ascoltato nel Vangelo potrebbe essere la descrizione di quello che è stato il suo itinerario, un’esperienza sempre più profonda del mistero di Cristo. Anche quello che è vissuto nella morte è una chiamata di Dio, e allora quel vieni e vedi potrebbero essere le parole con cui il Signore lo ha chiamato a sé per sempre per andare da Lui e vedere, e finalmente contemplare, la bellezza della gloria di Dio che rifulge sul volto di Cristo…. La sua risposta alla vocazione è stato il segreto della vita di Agostino ed è il segreto della vita di ciascuno di noi: rispondere al Signore con totalità e docilità è la responsabilità che abbiamo”.

Poi si è soffermato sulla seconda categoria, quella dell’amore: “l’amore è la sintesi di tutto il mistero cristiano, induce e riflette tutta la bellezza e la responsabilità che i credenti sperimentano quando camminano dietro Gesù. Amando fattivamente, in modo reale, nella verità di Gesù Cristo si sperimenta il passaggio dalla morte alla vita. La vicenda di Agostino è descrivibile come una storia vocazionale e come una storia di amore che ha nella morte la sua realizzazione più piena”.

“I credenti - ha spiegato l’arcivescovo - camminano nel mondo provando a vivere l’amore fraterno come la sintesi di tutte le esigenze del cristianesimo ma sono sicuri e vivono intensamente il loro itinerario non perché pensano di essere a posto nell’amore ma perché consapevoli che Dio è più grande del nostro cuore, della nostra coscienza e di noi stessi; il suo amore accogliente e perdonante è più grande di noi. È bello compiere la propria vita sapendo di aver provato a realizzare nel corso dell’esistenza il comandamento di Gesù sapendo di doversi confrontare con un Dio che ha un cuore più grande del nostro permettendoci di camminare con serenità”.

Pensando ad Agostino, Panzetta ha concluso la sua omelia ringraziando il Signore per il bene che ha realizzato attraverso la sua vita e la sua testimonianza. L’omelia si è conclusa con un invito, quello di decidere ciascuno di noi “di fare sul serio con la nostra vocazione, di vivere seriamente il comandamento dell’amore perché anche quando verrà il nostro momento di presentarci davanti a Dio anche noi possiamo vivere con serenità l’incontro più importante della nostra vita”.

Al termine don Antonio ha ringraziato l’arcivescovo per aver presieduto la celebrazione eucaristica: “È stato per noi un segno tangibile di affetto e di comunione fraterna: nel momento in cui si sperimenta la privazione, la perdita di una persona cara, il distacco fisico, la fraternità condivisa diventa balsamo che consola e rinnovato rigore per l’impegno che attende ciascuno di noi”. Poi ha ricordato il fratello come “un uomo silenzioso, scevro da protagonismi ma efficacemente operativo perché ricco nella spiritualità; ne sono testimonianza tanti amici dei focolari, persone del nostro paese, fedeli laici presenti”. Ha ringraziato tutti coloro che sono stati accanto a Lucia (la moglie di Agostino, ndr) nei giorni scorsi e che hanno vissuto questa eucarestia insieme all’arcivescovo e a tanti sacerdoti.

“Non è stato un rito funebre ma un corale rendimento di grazie al Signore per la vita di Agostino” ha detto don Antonio ed ha concluso: “Sono certo che l’imbarco dell’altro ieri mattina, alle 7.55, era su di un volo direttissimo verso il paradiso.”

 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce