“Chiesa di Dio, Popolo in festa”: come recita l’inno, ieri sera la matrice di San Cesario di Lecce ha vissuto un momento di intensa gioia ed emozione.

Come una vera famiglia, la comunità locale e diocesana si è stretta attorno a mons. Luigi Scardino, per tutti da sempre semplicemente don Gino, nella solenne concelebrazione giubilare per il 50° anniversario di sacerdozio.
Circondato dall’affetto dei familiari, alla presenza dei confratelli presbiteri e delle autorità cittadine, con umiltà e profonda commozione, don Gino ha elevato il suo rendimento di grazie per il dono del sacerdozio. Ripercorrendo questi cinquant’anni, tra successi, obbedienza e talvolta fragilità, ha testimoniato una vita interamente sostenuta dalla devozione alla Vergine Maria e dalla costante fedeltà a Dio sempre a servizio del popolo che gli è stato affidato.
Ha presieduto la solenne concelebrazione l'arcivescovo metropolita Angelo Raffaele Panzetta. Presenti gli arcivescovi Michele Seccia (emerito di Lecce) e Donato Negro (emerito di Otranto e originario di San Cesario) che hanno manifestato la loro stima, amicizia e vicinanza.
Durante l’omelia, mons. Panzetta ha ricordato come "Ogni vocazione è un’iniziativa gratuita di Dio: una scommessa sulla fragilità dell’uomo, che non distrugge i sogni ma li allarga fino a farli coincidere con i suoi. Così come il sì di San Giuseppe a Dio non con molte parole - ha continuato il presule attingendo la riflessione dal Vangelo del giorno - in questi cinquant’anni il ministero di don Gino si è rivelato una grazia: una vita che, pur nei limiti, ha saputo lasciarsi plasmare dall’iniziativa di Dio. Il sacerdozio è grazia che accompagna - ha poi concluso l'arcivescovo -, fiducia che si rinnova e paternità che genera senza possedere, lasciando spazio all’incontro tra la volontà dell’uomo e l’amore di Dio".
Due sono stati poi i momenti più toccanti della serata: la benedizione dell’arcivescovo su don Gino e il ringraziamento dopo la comunione, espresso attraverso il canto della Sirventese, curato dal grande coro interparrocchiale riunito per l’occasione.
Al termine, prima della benedizione finale, don Gino ha voluto ringraziare tutti coloro che ha incontrato lungo il cammino della sua vocazione, dai primi germogli fino ad oggi, nel suo ministero. Un commosso ringraziamento che si può riassumere con un verso del Salmo 115: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

