Cinquant’anni di sacerdozio non sono solo un traguardo. Sono un tempo lungo, attraversato, donato. Un tempo che non si misura solo negli anni, ma nelle vite toccate di tanti suoi giovani, nei passi accompagnati, nelle coscienze formate e nei silenzi custoditi.

Noi siamo tra quelli che sono cresciuti con don Gino Scardino. Anche se da venticinque anni il suo cammino si svolge altrove, ciò che abbiamo ricevuto a Lequile, nella parrocchia di San Vito, non conosce distanza. È rimasto uno stile, prima ancora che un insegnamento: quello di chi ha saputo guidare senza trattenere, insegnare senza imporsi, educare senza alzare la voce, credere senza fare rumore. Da lui abbiamo imparato che parlare non è salire in cattedra, ma camminare accanto; che il Vangelo passa prima dai gesti che dalle parole; che la fedeltà quotidiana vale più di ogni straordinarietà; che il servizio vero non cerca visibilità ma fecondità.
Da lui abbiamo appreso che la comunità non è un luogo da presidiare, ma una casa da abitare; che la fede cresce se è semplice, concreta, condivisa; che si va incontro alle persone prima ancora di attenderle. E che i problemi, messi sotto le ginocchia, diventano preghiera capace di futuro.
Oggi, nel ringraziare il Signore per questi suoi cinquant’anni di sacerdozio, riconosciamo in don Gino un dono che continua: quello di una fontana che ha dissetato e che ancora, silenziosamente, continua a farlo nelle nostre vite adulte nel mondo. È un’eredità che portiamo con noi e che, come l’acqua buona, non smette di generare vita. Auguri don Gino.


