Nel quarto giorno della novena in preparazione alla festa di Sant’Antonio Abate, la Parola di Dio ci conduce nella sinagoga di Nazareth, luogo familiare a Gesù e allo stesso tempo teatro di una rivelazione decisiva.

 

 

È qui che il Signore proclama le parole del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è su di me», affermando con forza che quella Scrittura si compie nella sua persona. Con questo gesto Gesù inaugura la sua missione: annunciare il Vangelo ai poveri, portare liberazione a chi è prigioniero, ridare luce a chi vive nel buio e offrire a tutti il tempo della grazia.
Una missione che diventa modello e orizzonte per la Chiesa di ogni tempo, chiamata a lasciarsi guidare dallo Spirito per farsi prossima ai bisogni dell’umanità e segno concreto di speranza. Nel commento proposto da fra Tommaso Mianulli, la riflessione si allarga anche alla dimensione della vita comunitaria: Gesù non si sottrae alla relazione, alla condivisione, al confronto con il suo popolo, ma vive pienamente la fede all’interno di una comunità concreta, fatta di volti, storie e attese.
Questa pagina evangelica diventa allora una provocazione salutare per ciascuno di noi: quanto la nostra fede riesce a tradursi in vita vissuta? Quanto siamo capaci di essere, con le scelte quotidiane, riflesso credibile di ciò che professiamo a parole? Interrogativi che trovano un luminoso riferimento nell’esperienza di Sant’Antonio Abate, che, ascoltando la Parola del Signore, ebbe il coraggio di lasciare ogni sicurezza per inoltrarsi nel deserto, affidandosi totalmente a Dio e vivendo il Vangelo nella sua radicalità.

Il quarto giorno di novena ci invita così a riscoprire la forza trasformante della Parola, capace di cambiare il cuore, orientare le scelte e dare forma a una fede autentica, personale e comunitaria, sulle orme di Cristo e sull’esempio del nostro Santo Patrono.

 

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