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Prima di scrivere il seguente pensiero, mi sono chiesto più volte se ne valesse la pena, visto quanto ho letto e quanto è accaduto in queste ore in riferimento al dono che l’amministrazione comunale ha voluto porgere a mons. Semeraro in occasione della sua elevazione alla “porpora cardinalizia”.

 

 

 

Rimango amareggiato perché conosco bene l’affetto, la stima, la riconoscenza che l’intera comunità cristiana (e non) di Monteroni di Lecce nutre nei riguardi di mons. Marcello Semeraro, figlio di questa terra e di questa Chiesa locale. “Bene” che in più di qualche circostanza l’intera popolazione ha voluto manifestare orgogliosamente al cardinale chiamandolo affettuosamente “il nostro don Marcello”.

Poi ribadisco con fermezza che il card. Semeraro non ha mai chiesto nulla.

Quando l’amministrazione comunale mi ha riferito che intendeva fare un “presente” al cardinale per far sentire la vicinanza della sua comunità; è venuta in mente l’immagine di una madre che provvede a rivestire il proprio figlio con gli abiti più belli. Come i nostri genitori hanno fatto spesso per noi, quando, pur di non farci sfigurare e a costo di rinunce e sacrifici, ci hanno comprato i vestiti più belli. Chi di noi non ricorda con nostalgia il primo vestito “bello” magari in occasione della sua prima comunione o della cresima o del matrimonio? Non erano forse orgogliosi quei genitori nel vedere i propri figli felici con il “vestito nuovo”? Con gli stessi sentimenti la città ha voluto fare con il proprio figlio, interpretando il desiderio dei nostri concittadini che non possono non condividere questa iniziativa in sostituzione anche dell’impossibilità ad essere stati presenti a San Pietro per i motivi che ci sono noti. A me è sembrata una bella iniziativa!

È questo un profondo momento per riflettere sulla grande opportunità donata alla nostra Chiesa di Monteroni, insieme alla nostra comunità locale e a quella salentina. Stiamo vivendo un periodo quasi magico di condivisione dei valori cristiani e dei valori della famiglia: la grande famiglia di Monteroni, ora, sarà nota in tutto il mondo per aver dato i natali ad una figura di uomo, di studioso, di porporato che davvero pochi possono vantare.

Mi sembra, poi, esagerato e spropositato in questo momento intaccare la figura del nostro amatissimo mons. Semeraro con delle “beghe politiche” che niente hanno a che fare con l’operato del nostro cardinale e a cui la Chiesa universale ha affidato una grande responsabilità scegliendolo come Prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

Con il Natale vicino e con la situazione attuale che ci spinge ad essere attenti ai bisogni di ciascuno, soprattutto delle persone in stato di necessità, la Chiesa non ha fatto mai mancare la sua presenza e la sua vicinanza. E, in alcuni casi, al di là delle belle parole di tanti, in concreto sono rimasti solo i fatti di pochi.

Il mio invito, allora, è di gioire quando c’è occasione e motivo per farlo, senza mai chiudere gli occhi sui bisogni degli altri. Se saremo uniti in questo intento, il resto saranno solo strumentalizzazioni che dividono tutti, e tutti alla fine rattristano. Siamo sicuri che sia questo il modo migliore per celebrare il Natale?

*arciprete di Monteroni

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

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