Il prossimo 2 settembre don Adolfo festeggerà il suo Giubileo sacerdotale a cinquant’anni dalla sua ordinazione avvenuta nel 1972 per le mani e la preghiera consacratoria del vescovo di Lecce, Francesco Minerva. Fino a quel giorno, Portalecce pubblicherà una serie di contributi per ripercorrere le tappe fondamentali di mezzo secolo: un dono speciale a un sacerdote giornalista e scrittore, appassionato di Cristo e della Chiesa con una vocazione particolare: le comunicazioni sociali.

 

 

Le parole sono importanti! Una citazione di un laico - e che laico: Nanni Moretti - per individuare una caratteristica che ha sempre contraddistinto don Adolfo Putignano nella sua vita al servizio della Chiesa e dei suoi fedeli.

Don Adolfo ha preferito le parole, la comunicazione, per adempiere alla sua azione di apostolato tra la gente. Eravamo vicini di casa e, anche se non coetanei, ci conoscevamo da bambini, prima che le nostre strade si dividessero per la differente scelta di vita. La sua vocazione lo ha portato prima lontano dal suo paese, Monteroni, ma a Monteroni ha legato indissolubilmente la sua vita sacerdotale, raccogliendo, alla fine degli anni ‘80, l’eredità di tanti importanti parroci che in quella comunità lo avevano preceduto.

E con la parola ha saputo conquistare un posto importante nel cuore dei monteronesi, senza mai alzare la voce, ma con l’esempio e la comunicazione ha stabilito una sintonia che si è protratta per trent’anni, ed ha fortificato la presenza della Chiesa in tante attività civili di una comunità che, per la vicinanza a Lecce, ribalta la sua prospettiva sul capoluogo.

E anche don Adolfo è stato sempre vicino agli organi diocesani, interagendo progressivamente con i mezzi di informazione, con i giornalisti, in una stagione in cui la comunicazione cambiava progressivamente e a ritmo serrato. Don Adolfo ha avuto l’intuizione di interagire immediatamente con i media, di ogni ordine e grado, sotto la guida di mons. Cosmo Francesco Ruppi, che con i media aveva un’antica frequentazione, e che ha fatto capire a tutti i presbiteri della diocesi di Lecce quanto importante potesse essere l’utilizzo della comunicazione anche al di fuori dal pulpito, per far passare i messaggi che rischiavano di rimanere al chiuso dell’edificio-chiesa.

Bisognava aprire le porte delle chiese e mons. Ruppi, a Lecce, lo aveva fatto con rapporti diretti con giornalisti, giornali, radio e tv. Mons. Putignano ha continuato questo contatto diretto e lo ha coltivato con buoni risultati per il mezzo e il messaggio. E così, quando, dopo trent’anni, ha lasciato la parrocchia matrice di Monteroni, ha potuto approfondire il suo lavoro, affinandolo alle caratteristiche di un mondo che cambiava, anche nell’informazione, anzi soprattutto nell’informazione, con i social avviati a diventare preponderanti, ma senza che mai si perdesse il senso del messaggio di apostolato che la diocesi e la vita sacerdotale gli avevano assegnato.

Cinquant’anni di apostolato, al servizio della Chiesa e della comunità, sono tanti, ma “don Adolfo” - sarà sempre così per molti di noi - avrà ancora tanto da comunicare.

 

 

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