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Melendugno e Roca insieme sotto la protezione della Madonna. E così l’arcivescovo Michele Seccia non ha voluto far mancare la propria vicinanza alla comunità devotissima nella annuale ricorrenza mariana.

 

 

L’incipit del brano evangelico della V domenica di Pasqua (abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me) è la parola di speranza che il nostro pastore ha voluto offrire a quanti hanno seguito la celebrazione in DIRETTA  su Portalecce tv, perché al di là delle circostanze e delle situazioni, in quanto discepoli possiamo avere nel Signore il motivo del nostro vivere.

Presente il sindaco Marco Potì in rappresentanza della comunità cittadina che l'arcivescovo al termine della messa sul sagrato della chiesa madre ha affidato alla Madonna di Roca. A lei ha affidato tutta la diocesi: fu mons. Minerva che elevò la chiesetta sul mare di Roca, alla cui ombra sorgono l'oasi e il seminario estivo,  a santuario diocesano.

“Questa Parola di Gesù - ha sottolineato Seccia nell'omelia - è rassicurazione per noi in un periodo storico che vede modificare i nostri comportamenti, le nostre relazioni, la nostra vita; ma può mai tutto questo svuotare di senso la nostra fede?”.

Il fulcro dell’essere uomini e donne in cammino col Maestro, per ogni battezzato e ancor di più per chi guarda a Maria come madre, sta nell’esercitare lo sguardo del cuore per vedere la mano del Cristo che al di là egli eventi ci guida alla realizzazione del suo progetto per noi: essere suo “sacramento” nella storia.

È tutta quì la straordinarietà del nostro essere innamorati del Signore che come Filippo, potremmo cadere nel rischio di domandare il di più, quei segni che certifichino la Sua presenza.

Per mons. Seccia, “occorre ripartire da ciò che siamo amati (amati dal Signore e abitati da Lui) per sentirci chiamati ad essere potatori di una presenza, che ogni giorno ci deve responsabilizzare e deve spingerci ad agire da persone che incarnano il Vangelo”.

Il modello per eccellenza ci è dato in Maria, esempio di come la Parola plasmi la vita di chi si abbandona al suo Figlio, prima ancora che Madre del Cristo; è guardando a Lei che comprendiamo come la meta cu dovremmo tendere è quello di generare Cristo in ogni situazione esistenziale, così come Ella ha saputo fare per la fede che ha riposto in Dio “che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili” (cfr. Magnificat).

Al termine del rito esterno, i ringraziamenti del primo cittadino di Melendugno per il gesto di vicinanza dell'arcivescovo e la gratitudine del parroco don Salvatore Scardino che, insieme con don Salvatore Corvinodon Emanuel Riezzo e don Albino De Pascali, ha concelebrato con il pastore.

 

 

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