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Una sorta di merciaio girava per le vie cittadine con una cassetta sostenuta da una correggia a tracolla, distinguendosi per il suo grido descrittivo col quale elencava la merce più richiesta: acure, spingule, cuttone pe le fimmene!, aghi, spilli, cotone per le donne! Gli spilli erano sia quelli cosiddetti “da balia” o “francesi” – che nel Salento sono detti spingule te sicurezza, spilli di sicurezza – sia quelli con la testa di vetro, definiti capicosa, usati soprattutto dai sarti. Il cotone in spolette serviva alle donne per cucire modesti capi d’abbigliamento, per rrepezzare, rammendare uno strappo nella stoffa, per cùsere nnu bbuttune, per cucire un bottone.

Un altro ambulante attirava su di sé l’attenzione, maggiormente delle casalinghe, proponendo asciugamani e strofinacci, coperchi di latta, ventagli per il fuoco, portandoseli in spalla e tenendoli appesi al braccio; un altro ancora, con una capace cassetta di legno montata su di un triciclo, disponeva di una gamma merceologica che riassumeva con questa tiritera: sapunina, canditina, spiritu, frit, crema, cuttone pe’ mbastire, lastica, sapone (per detergere le pentole), candeggina, flit, crema (per pulire le scarpe), cotone per imbastire, elastico; non era escluso che dal magazzino mobile, su richiesta, come per magia, saltassero fuori altri prodotti di largo consumo popolare. Se il merciaio ambulante si presentava con un recitativo piuttosto piatto, quello adottato dal venditore di limonata era certamente più accattivante e originale: ha rriatu lu papore: acqua, zuccaru e limone, lasciando nel dubbio i potenziali acquirenti che non sapevano se la limonata fosse arrivata per mare o per ferrovia siccome con lu papore, il vapore, a Lecce e nel Salento, si intendeva tanto il treno quanto qualsiasi tipo di nave a vapore.

 

Per approfondimenti: R. Barletta, Ci tene arte tene parte, Grifo, Lecce 2011

 

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