“Studere, studere, post mortem quid valere?”. Così recita un noto proverbio medioevale, che potrebbe essere l’obiezione di molti alunni impegnati anche quest’anno negli “studi leggiadri e nelle sudate carte”, come si sarebbe espresso Giacomo Leopardi.

 

 

Ma, a questo asserto, fa da contraltare Dante, nel XXVI Canto dell’Inferno, mettendo sulle labbra di Ulisse la famosa frase: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. E sulla bocca di Beatrice: “Non fa scienza sanza lo ritenere l’aver inteso”, nel Canto V del Paradiso. Così, alla vigilia del rientro a scuola, domenica sera scorsa, 13 settembre, i giovani studenti della comunità di San Sabino in Lecce si sono riuniti in preghiera con il parroco, don Sandro Quarta, in chiesa per la benedizione degli zaini e del nuovo ciclo di studi.

Riagganciandosi al brano del Vangelo, don Sandro ha rammentato: “Siamo giunti alla XXIV domenica del tempo ordinario. Spesso ci siamo trovati nel dilemma: quante volte posso perdonare qualcuno che mi ha fatto del male? Perché talora esso comporta tante ferite. È parte della nostra vita umana e spirituale. Nel ragionamento di Pietro ci sono riferimenti non matematici, ma simbolici. Chiede: ‘Fino a sette volte sette?’. E Gesù amplia fino a settanta volte sette, come Dio ha pietà dei peccatori. Non è qualcosa di rituale, cultuale. Ecco il senso della parabola esplicativa con tre personaggi: il re, che rappresenta Dio, un servo in deficit, a cui egli condona il debito di una somma esorbitante, perché costui capisce, ormai, di essere fallito e chiede perdono, misericordia. E non solo la ottiene, ma anche di più: la possibilità di partire da zero, di ridare pienamente fiducia a sé e a tutta la sua famiglia; infine, un suo compagno, suo debitore della quantità più irrisoria di cento denari, al quale, però, egli non cancella l’ammanco, suscitando la riprovazione e la condanna del re. Ed, in conclusione, Gesù dice: ‘Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di vero cuore, ciascuno al proprio fratello’: come noi sempre in preghiera chiediamo a Dio Padre di rimettere a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Sulla scia di questa pericope, i ragazzi di San Sabino hanno pregato per tutti gli studenti, perché affrontino con impegno lo studio e sappiano aiutare chi è in difficoltà; per le loro famiglie, che li accompagnano ogni giorno con affetto e sacrificio; per la loro scuola, perché sia una casa accogliente, dove tutti possano entrare e crescere; per questi zaini benedetti, segni del cammino di crescita e di conoscenza e per gli insegnanti ed il personale scolastico, perché svolgano il loro lavoro con serenità e dedizione.

Prima di accommiatarsi gli studenti, piccoli e grandi, sotto la guida di don Sandro, hanno domandato in orazione: “Signore, accompagna i nostri passi in questo nuovo anno, metti nel nostro cuore entusiasmo, pazienza e voglia di crescere, fa che ogni giorno sia un’occasione per imparare, aiutare e costruire qualcosa di bello. La tua luce illumini il nostro cammino e le nostre parole. Rimani con noi, nelle classi, nello studio e nelle amicizie. Amen”.

 

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