Come scriveva Cesare De Giorgi ieri su queste pagine negli ultimi anni, “l’altrascuola” di Lecce, è diventata anche una “palestra di volontariato” per gli studenti di alcune scuole superiori della città. Così è avvenuto anche nel doposcuola della Caritas di Santa Rosa (LEGGI). Portalecce ospita oggi la testimonianza di un’alunna del Liceo Scientifico “De Giorgi”.

“Maestra ti voglio bene perché sei gentile, per questo sei speciale per la doposcuola”. Sono parole semplici, scritte con la spontaneità e la sincerità che solo un bambino può avere. Eppure, quel piccolo biglietto custodisce un significato enorme particolarmente se indirizzato non a una vera maestra ma ad una studentessa liceale con la testa rivolta ai prossimi esami di maturità.
Me lo ha regalato uno dei bambini che ho seguito durante il doposcuola Caritas della parrocchia di Santa Rosa, un’attività di volontariato che porto avanti ormai da due anni e che ha lasciato dentro di me un segno profondo.
Quando ho iniziato questa esperienza, pensavo semplicemente di poter essere utile: aiutare nei compiti, spiegare una lezione, sostenere chi aveva qualche difficoltà in più nello studio. Col tempo, però, ho compreso che il volontariato non è mai un gesto a senso unico. Mentre cercavo di insegnare qualcosa ai bambini, erano loro, senza rendersene conto, a insegnare molto a me.
Ogni pomeriggio trascorso insieme diventava un momento fatto non solo di quaderni, esercizi e spiegazioni, ma anche di sorrisi, racconti, piccoli progressi e legami autentici. Ho imparato che dietro ogni bambino esiste un mondo da ascoltare e comprendere. Molti di loro non hanno la possibilità di essere seguiti a casa nello studio, spesso per motivi familiari o lavorativi. Per questo il doposcuola rappresenta molto più di un semplice aiuto scolastico: è uno spazio sicuro in cui sentirsi accolti, valorizzati e ascoltati.
Con il tempo ho capito quanto possano essere importanti gesti che spesso consideriamo banali: sedersi accanto a qualcuno, incoraggiarlo quando sbaglia, avere pazienza, regalare attenzione. A volte basta davvero poco per fare la differenza nella giornata di un bambino. Un sorriso, una parola gentile o un “bravo” detto al momento giusto possono accendere fiducia e sicurezza.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere profondamente sul significato del donare. Donare non significa soltanto offrire qualcosa di materiale, ma soprattutto mettere a disposizione il proprio tempo, le proprie energie e la propria presenza. Viviamo in una società in cui spesso tutto corre velocemente, ma il volontariato mi ha insegnato il valore del fermarsi per gli altri.
Il bigliettino che conservo con affetto è diventato per me il simbolo di tutto questo. In quelle poche parole c’è la dimostrazione che anche i gesti più silenziosi possono lasciare tracce profonde. È un ricordo che porto dentro come un promemoria prezioso: non servono grandi imprese per migliorare il mondo, perché a volte basta semplicemente esserci.
Guardandomi indietro, posso dire che questi due anni al doposcuola non sono stati soltanto un’esperienza di volontariato, ma un vero percorso di crescita personale. Soprattutto, mi hanno aiutato a capire che ciò che conta davvero nella vita sono i legami che riusciamo a costruire e il bene che scegliamo di lasciare negli altri.

