La vivacità e la vividezza dei colori è spesso indice di gioia e di allegria, viene associata all'infanzia ed alla spensieratezza, comunica ottimismo ed attiva le energie. Tuttavia, nel mondo dell'arte l'accostamento di colori contrastanti è anche espressione di un animo inquieto, di una interiorità tormentata e complessa, di un grido che si libera sulla tela e chiede di essere ascoltato.

 

 

È inevitabile in questo contesto pensare all'opera di Vincent Van Gogh, così intimamente connessa al suo percorso esistenziale e divenuta ormai nell'immaginario collettivo la raffigurazione dell'inquietudine dell'uomo del nostro tempo.

Si parla, infatti, riferendosi alla sua opera, di "tragica letizia del colore".

A dirlo è il filosofo Massimo Cacciari che ha dedicato un attento studio all'artista nel saggio dal titolo “Van Gogh. Per un autoritratto”: un saggio filosofico attraverso l’opera del pittore, una meditazione sulla verità del colore, sugli oggetti e la loro presenza nel mondo.

Il filosofo veneziano mette in evidenza come l’artista olandese abbia una capacità del tutto particolare di vedere nel colore una forza che è insieme gioia e tragedia, vita e sofferenza, rendendolo una rivelazione della natura fragile dell’essere.

È così che anche il ritratto di un paio di vecchie scarpe diventa manifestazione di un oggetto che si sottrae alla temporalità e rappresentazione del pittore come viandante e testimone della marginalità, della resistenza, dell’essere, della vulnerabilità che non si arrende; mentre un colorato campo di grano con cielo azzurro, improvvisamente solcato dal volo di corvi neri, diviene la consegna di un testamento spirituale ed artistico, un trionfo di colori che abbraccia le questioni ultime dell’esistenza.

Lo stesso Van Gogh, quando dipingeva, diceva: “Vorrei fare dei ritratti che tra un secolo, alla gente di quel tempo, sembreranno delle apparizioni”.

In effetti per noi, gente di questo tempo, quei ritratti sono degli occhi puntati sulle nostre esistenze che esprimono una domanda di senso, un’inquietudine che ci appartiene e non si risolve, che chiede condivisione, ma che non ha le parole per spiegarsi… solo il colore.

Se dunque le opere di Van Gogh sono una continua oscillazione tra una rivoluzionaria teoria del colore ed una interrogazione sull’essere, nessuno meglio del filosofo Massimo Cacciari potrà accompagnarci in questo viaggio affascinante “tra colore e dolore”.

E lo farà nell’ambito della rassegna di incontri sul tema “Le lacerazioni e la vita”, organizzato dalla Comunità della Casa in collaborazione con l’Associazione C.A.SA. ODV E.T.S. e la Fondazione DIV.ERGO-ETS, stasera 4 giugno alle 19 nella sala teatrino dell’ex Convitto Palmieri. Ingresso libero.

 

 

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