Non capita spesso di trovare un prefetto o un qualunque rappresentante della pubblica amministrazione che, accanto al compito istituzionale come quello di coordinare sul territorio le forze dell’ordine per garantire sul territorio sicurezza e legalità, si prenda la briga di entrare nelle case, raggiungere le famiglie e offrire ai genitori  suggerimenti e consigli sul piano educativo.

 

 

E, invece, il prefetto di Lecce - e non è la prima volta che esprime preoccupazione in seguito a episodi spiacevoli che hanno avuto come protagonisti negativi i giovani - lo ha fatto, confermando la sua naturale predisposizione al confronto e alla relazione. Che non è da tutti: spesso il ruolo istituzionale, nei pubblici amministratori, prevale sulla sensibilità umana (e cristiana). Natalino Manno, invece, ha preso carta e penna e avvalendosi della collaborazione dei dirigenti scolastici della provincia di Lecce con una lettera (IL TESTO INTEGRALE) ha deciso di raggiungere genitori salentini, specie quelli che hanno figli ancora adolescenti, allo scopo di “fronteggiare con una strategia corale le dinamiche di marginalità e devianza, garantendo contesti educativi sicuri e protetti”.

Da una recente riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, era emerso, infatti, un quadro per nulla rassicurante. La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Lecce aveva, infatti, rilevato sul territorio provinciale un aumento delle segnalazioni per porto d’armi all’interno degli istituti, coinvolgendo talvolta anche minori di quattordici anni; episodi di consumo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle vicinanze e all'interno dei plessi scolastici; gravi atti di violenza che alimentano l'allarme sociale.

“Intervenire su questi segnali non è un atto di sfiducia, ma un gesto di profonda cura”, ha scritto il prefetto, invitando le famiglie a non trascurare elementi come isolamento, fragilità o il possesso di oggetti pericolosi.

 “È fondamentale - è il consiglio del prefetto ai genitori - promuovere abitudini sane, controllare l’alimentazione e limitare l’uso dei cellulari nelle ore notturne”, al fine di assicurare una crescita equilibrata e consapevole.

E circa i social network, aggiunge che possono diventare “potenziali veicoli di insidie e modelli distorsivi”, capaci di influenzare negativamente comportamenti e percezioni dei più giovani.

Il prefetto ha infine invitato padri e madri a educare i ragazzi alla responsabilità. “È necessario rendere i propri figli consapevoli delle conseguenze delle loro azioni e capaci di sviluppare autonomia e senso del dovere”.

"Intervenire su questi segnali non è un atto di sfiducia, ma un gesto di profonda cura”, conclude nella lettera il prefetto Manno che, coinvolgendo anche la scuola con i suoi dirigenti, ha dato ancora una volta il suo fondamentale contributo istituzionale (e paterno) al fine di promuovere una cultura del rispetto e del dovere, rendendo i giovani membri attivi e responsabili della società.

 

 

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