Un clima di profonda partecipazione, carico di significati e suggestioni antiche, ha avvolto l’altra sera i locali della parrocchia di Santa Maria dell’Idria a Lecce, dove circa sessanta commensali hanno preso parte all’esperienza del Pèsach, la tradizionale cena del Seder ebraico.

 

 

Un’iniziativa intensa e coinvolgente, promossa dall’Associazione Medaglia Miracolosa, che ha saputo unire le diverse realtà parrocchiali in un momento di incontro, conoscenza e dialogo tra tradizioni.

Sin dall’accoglienza iniziale si percepiva un’atmosfera diversa dal consueto: tavoli preparati con cura, segni simbolici disposti con attenzione e un silenzio, quasi in attesa di entrare in un racconto che attraversa i secoli. Il Seder, infatti, non è soltanto una cena, ma un vero e proprio percorso rituale che ripercorre la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto.

La serata si è aperta con la benedizione e il primo calice, introducendo i partecipanti al significato profondo della celebrazione. Ogni gesto, ogni alimento condiviso - il pane azzimo, le erbe amare, il charoset, l’agnello simbolico - è stato spiegato e vissuto con consapevolezza, trasformando la tavola in un luogo di memoria viva. I presenti hanno seguito con attenzione i vari passaggi del rito, alternando momenti di ascolto, preghiera e condivisione.

Particolarmente toccante è stato il racconto dell’Esodo, che ha risuonato tra i partecipanti come una narrazione sempre attuale, capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo. Particolarmente toccante è stato il momento della condivisione delle erbe amare, segno della sofferenza vissuta, che ha invitato ciascuno a riflettere sulle proprie “schiavitù” quotidiane. Subito dopo, il gusto dolce del charoset ha restituito il senso della speranza e della promessa di libertà. I volti dei presenti raccontavano emozioni autentiche tra stupore e gratitudine. Molti hanno sottolineato come questa esperienza abbia permesso di riscoprire le radici ebraiche della fede cristiana, creando un ponte concreto tra tradizione e spiritualità vissuta.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato anche il parroco, Padre Carmine Madalese, che ha dichiarato: «Questa esperienza ci aiuta a tornare alle origini, a comprendere più profondamente il senso della nostra fede. Il Pèsach non è solo memoria di un evento passato, ma invito a riconoscere ogni giorno l’opera di liberazione che Dio compie nella nostra vita. Vedere così tante persone partecipare con attenzione e coinvolgimento è motivo di grande gioia per tutta la comunità. È un momento di grazia che ci invita al dialogo, alla conoscenza reciproca e alla costruzione di ponti, nella consapevolezza che la fede autentica genera sempre incontro e fraternità».

La serata si è conclusa in un clima di fraternità e condivisione, con la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale: non solo una cena, ma un’esperienza capace di unire, educare e far riflettere. Un’iniziativa che, per molti, non resterà isolata, ma rappresenterà l’inizio di un cammino più consapevole e partecipato nella vita della comunità.

 

 

 

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