La storia della città di Lecce è ricca di spunti e luoghi aristocratici e non, in cui quasi con religioso silenzio si può apprezzare il respiro, i profumi, gli odori, i sapori di un tempo che fu, che raccontano di scelte a volte anche difficili e sofferte della vita e di amori che hanno sfidato la morte.

 

 

 

 

San Valentino da Terni, martire del III secolo, è considerato il protettore degli innamorati per aver unito in matrimonio una giovane cristiana e un legionario pagano, sfidando i divieti. La data del 14 febbraio con la festa istituita nel 496 da Papa Gelasio I, sostituendo la festa pagana dei Lupercalia. Tra i dolcetti tipici della tradizione locale (la cupeta a forma di cuore, il fruttone e la pasta reale con ciliegine rosse e melograni, simboli di passione e desiderio), storia e arte si intrecciano.

I volenterosi e più curiosi cittadini di Lecce hanno ascoltato dalla sapiente voce di Daniela Bacca, guida turistica e, oramai, spirituale della città, succose prelibatezze di vita e di amori. E sì, perché lo spirito necessita di beni immateriali di cui Lecce città aristocratica d'arte e “città-chiesa “è stata madre da sempre (basti pensare che nel 1600 aveva 146 conventi). Barocco e rococò, cartapesta dei laboratori Maccagnani hanno fatto da sempre da scenografia a scelte di vita importanti come quella di don Giulio Carignani, ad esempio, che sfidò la legge del tempo abbandonando la moglie Ippolita Malvezzi Locatelli Leoni per diventare sacerdote rinunciando ai diritti di primogenito per la sua profonda fede e vocazione. Al miracolo dei salvati dal crollo della cattedrale di Sant'Angelo rimasta incompiuta, alla devozione di Tancredi d’Altavilla per la Materera Emma, badessa benedettina verso cui provava affetto profondo e riverenza.

Tante le storie che raccontano, a volte, sussurrano come il delitto d'onore di Francesco Maremonte e la sua riconciliazione con la moglie che aveva altrove il suo cuore. Un panta rei, tutto scorre, tra capitelli “mascherati” che fanno le linguacce simpaticamente in pietra leccese come “il guardiano della soglia” in periodo di carnevale di feste debauché del Palazzo Paladini, agli angeli dalla bellezza raffinata e libera dai capelli lunghi al vento di Giuseppe Zimbalo di Santa Maria di Costantinopoli, alle varie rappresentazioni della Vergine Maria vestita di seta dalle nobildonne antiche leccesi. Ancora una volta e per sempre il bene vince sul male (serpente schiacciato), l'amore vince le leggi e la morte e rimane storia per sempre e per tutti.

 

 



 

 

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