Ecco, il barone è appena andato via. La chiesa, gremita fino all’inverosimile, piano piano si svuota, mentre il “suo” don Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli si piega sulla bara e lo saluta per l’ultima volta.

San Matteo non basta, la gente è fuori sul sagrato, sui gradini, fino alla strada: tutti insieme per dare l’ultimo saluto all’uomo giusto, al misericordioso. All’umile e al nobile. Non solo per il titolo (Bacile di Castiglione), ma nobile per la sua anima e per la sua squisita cortesia. Accogliente con amici e sconosciuti, con ospiti di vecchia data e nuove conoscenze. Professionisti di Lecce con le lacrime agli occhi, mentre qualcuno sicuro sussurra: “È già in Paradiso”.
La chiesa di San Matteo che mille giorni lo ha visto inginocchiato solo davanti al Santissimo, ora sembra non contenerlo: sembra aprirsi al Cielo in questa sera d’inverno, insieme alle note di Ines Gravili, che dolcissime salgono alle stelle. Lui che malato non si lamentava, neanche nelle ore ultime dell’agonia. Lui che voleva più di ogni altra cosa il Viatico e l’unzione degli infermi; lui benestante che chiedeva il contributo per l’associazione in cui da decenni militava. Lui generoso volontario della carità e premuroso padre di famiglia, numerosa per scelta e per vocazione. Lui che pregava e si mortificava per la salvezza delle anime, perché credeva fermamente nell’esistenza dell’inferno, del purgatorio e del Paradiso. Lui sposo fedele e amico di ognuno. Lui che adesso non c’è più tra noi.
Ma sarà difficile - impossibile - dimenticarlo. Ciao Giancarlo, a Dio, e presso l’Onnipotente ricordati di tutti noi, un’altra volta ancora…

