Domenica scorsa, la comunità parrocchiale di Santa Maria dell’Idria in Lecce ha vissuto una celebrazione particolarmente emozionante, che ha unito la festa della Santa Famiglia alla memoria liturgica dei Santi Martiri Innocenti, con un evento che ha toccato il cuore di tutti i fedeli presenti.

Mons. Cristoforo Palmieri, vescovo emerito della diocesi di Rrëshen in Albania, ha festeggiato il suo ventesimo anniversario di ordinazione episcopale, un traguardo che segna due decenni di instancabile servizio al Vangelo e alla Chiesa. Hanno concelebrato con il presule, il parroco Padre Carmine Madalese, i padri della piccola compagnia della Congregazione della Missione presente in città e Padre Salvatore Farì.
La ricorrenza ha offerto l’occasione per ripercorrere una storia di missione straordinaria. Palmieri, vincenziano verace, giunse in Albania nel 1993, subito dopo il crollo del regime comunista ateo, stabilendosi in una realtà dove la fede era un sussurro clandestino. A Rrëshen, visse i primi mesi in condizioni di estrema povertà, con grande impegno spirituale, ma anche di forte condivisione delle difficoltà e delle speranze di un popolo che, da anni, lottava per la pace e la serenità dopo decenni di oppressione.
Il cuore del vescovo si è da sempre mosso in sintonia con le necessità del popolo albanese, impegnandosi nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza di carità concreta, a partire dai più poveri e sofferenti. Il 28 dicembre 2005 veniva consacrato vescovo, diventando per la diocesi di Rrëshen non solo una guida spirituale, ma un vero "presiedente alla carità". Sotto il suo mandato è stata consacrata anche la nuova cattedrale nel 2002 e sono sorte opere concrete per giovani e famiglie, segnando la rinascita di una Chiesa che stava riemergendo da quarant'anni di persecuzione. La sua figura ha sempre incarnato il cammino di un “pastore tra il popolo”, capace di vivere tra la gente, condividendo le gioie e i dolori, accompagnando con amore il percorso di fede delle sue comunità.
Durante la celebrazione, l’omelia è stata affidata a Padre Salvatore Farì, direttore della comunicazione della Congregazione della Missione. Con parole vibranti, Farì ha tratteggiato la figura del presule come un riflesso della Santa Famiglia: un uomo che ha saputo farsi "casa" per un popolo ferito e ha evidenziato come il ministero di mons. Palmieri sia stato esempio di sacrificio e dedizione.
"La festa della Santa Famiglia, illumina il ventesimo anniversario di episcopato del nostro confratello Padre Cristoforo - ha detto Padre Salvatore -. La vita del vescovo è come la vita della famiglia perché, se abbiamo detto che le famiglie non sono esentate dalla sofferenza, dalla difficoltà, ancor meno la vita di un vescovo. Sapete cosa significa vescovo? Il termine deriva dal greco antico epískopos (ἐπίσκοπος), che significa colui che sta sopra e che vigila. È colui che è attento, colui che cura, colui che si prende cura vigilando sugli altri. Quindi è colui che non pensa solo a se stesso, che non pensa ai suoi interessi personali - non è l'Erode della situazione che vuol star bene facendo fuori il bambino o facendo fuori gli altri (cfr. memoria dei Santi Martiri Innocenti) -; il vescovo è colui che per vocazione è chiamato a donarsi agli altri. E mi piace richiamare un particolare della vita episcopale del nostro confratello Padre Cristoforo - ha sottolineato Padre Farì, richiamando l’importanza di una missione che si fa carne e sangue tra gli ultimi -.
“Padre Cristoforo - ha aggiunto - non ha accumulato nulla per sé, ha messo in funzione tutto per dare vita agli altri. E attenzione, la carità di Padre Cristoforo, vescovo in Albania, non è stata un'assistenza né assistenzialismo, ma è stata promozione. Infatti, Padre Cristoforo si è impegnato a costruire una scuola perché i bambini potessero apprendere la cultura, potessero apprendere l'arte, potessero apprendere i mestieri, potessero apprendere le varie professioni, potessero avere professionalità. Questo significa vivere l'esperienza della promozione e dell'amore”.
Mons. Palmieri ha concluso la celebrazione con un ringraziamento alla comunità di Lecce e ai confratelli. In particolare, ha voluto ringraziare la comunità parrocchiale di Lecce (è qui che ha esercitato il ministero di parroco), per il sostegno che gli è stato dato in questi anni, che l’hanno visto impegnato in un cammino di crescita sia spirituale che pastorale.
La sua riconoscenza è stata evidente durante il saluto finale, quando ha ringraziato tutti i presenti per il loro affetto e per le preghiere che, sin dall’inizio del suo ministero episcopale, non sono mai mancate. Con voce ferma, mons. Palmieri ha detto: “In questo XX anniversario di ordinazione, il mio cuore è pieno di gratitudine verso Dio e verso questa comunità che mi ha formato. Un vescovo è prima di tutto un servo del popolo di Dio, e tale devo restare sempre. A voi, cari fedeli, chiedo di continuare a camminare insieme, con fede e speranza, per edificare una Chiesa che sappia essere accogliente e vicina, cosi come la mia missione a Rrëshen è stata sostenuta dalla preghiera incessante e dalla generosità di tanti, ribadendo che il mio sì di vent'anni fa continua a rinnovarsi ogni giorno nel servizio ai poveri”.
La parrocchia di Santa Maria dell'Idria si è stretta attorno al pastore emerito, testimone di una fede che ha saputo attraversare l'Adriatico per seminare speranza in una terra che oggi, anche grazie a lui, guarda al futuro con occhi nuovi.

