Fra i più grandi capolavori della musica sacra c’è il “Messiah” di Haendel, oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra che si potrà ascoltare venerdì 26 dicembre alle 19 nella basilica del Rosario a Lecce (ingresso libero).

L’appuntamento, che rientra nella nona edizione di “Sacre armonie”, vedrà protagonisti il Coro lirico di Lecce (preparato da Vincenza Baglivo) e l’Orchestra da camera di Lecce e del Salento diretti da Luigi Mazzotta, con solisti il soprano Maria Luisa Casali, il contralto Marinella Rizzo, il tenore Federico Buttazzo, il basso Francesco Samuele Venuti, l’organista Tommaso Reho e la cembalista Giovanna Tricarico.
Il “Messiah” fu composto in appena 24 giorni, dal 22 al 12 settembre 1741, e fu eseguito per la prima volta a Dublino il 13 aprile 1742 e fu da subito un travolgente successo. Il Faulkner’s Journal recensì così l’avvenimento: «Martedì è stato eseguito al New Music Hall il Messiah, l’ultimo grande oratorio sacro di Händel. I migliori intenditori sono stati concordi nel giudicarlo il suo più compiuto lavoro musicale. Mancano le parole per esprimere il raffinato piacere che esso ha prodotto nel numerosissimo pubblico. I sentimenti più sublimi, grandi e delicati, adattati alle più elevate, maestose e commoventi parole, hanno concorso a trascinare e ad affascinare il cuore e l’orecchio estasiati…».
Con quest’opera il compositore si rifà a quel genere di oratorio da concerto in lingua inglese che egli stesso aveva contribuito a sviluppare, forte di una ricca esperienza nel campo della musica sacra corale maturata in tre diverse tradizioni nazionali, legate ad altrettante lingue: la passione luterana, frequentata nella madrepatria (“Brockes-Passion”, 1716, apprezzata anche da Bach), l’oratorio, conosciuto nel suo lungo soggiorno italiano (“Il trionfo del tempo e del disinganno”, 1707, “La Resurrezione”, 1708) e l’Anthem, praticato nella patria d’adozione, l’Inghilterra (“Chandos Anthems”, “Coronation Anthems”).
Il testo è tratto interamente dalla Bibbia, secondo una sofisticata operazione di montaggio da libri remoti per cronologia e genere letterario, ed è strutturato in tre parti: la prima è dedicata alla nascita di Gesù; la seconda al periodo quaresimale fino alla Resurrezione e al celeberrimo Hallelujah, la terza al giudizio universale.
«Il complesso collage propone una celebrazione epica della figura del Messia dall’Antico al Nuovo Testamento, evitando completamente, a differenza delle Passioni bachiane, la presenza del personaggio Cristo - scrive il musicologo Raffaele Mellace - viene operata dunque una rappresentazione “obliqua” della figura di Gesù, per il quale non si evoca nessun riferimento storico preciso, fatta salva la nascita. Al centro del testo si colloca dunque il dramma della redenzione dell’umanità, compiuta da un personaggio mai chiamato col suo nome storico».

