Sessantacinque candeline spente sotto lo sguardo di protezione della propria santa patrona per la comunità di Santa Rosa a Lecce che ieri ha celebrato la propria festa con devozione, tradizione, gioia, musica e solidarietà, dalla processione di sabato pomeriggio alla prima visita dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.

Sabato è stato il giorno della solenne processione del simulacro di Santa Rosa da Lima per le vie di tutto il quartiere di che da lei prende il nome e verso la quale c’è da sempre una forte devozione. Accompagnata dalla musica della banda “Città di Surbo” e soprattutto dalla fervente preghiera dei tanti fedeli la processione si è snodata per le principali vie del grande quartiere cittadino fino al rientro in chiesa dove il parroco e guida della comunità, don Damiano Madaro, durante il suo discorso in Piazza Santa Maria delle Grazie ha esortato tutti i parrocchiani e tutti gli abitanti del quartiere a ritrovare speranza e fiducia soprattutto in questo anno giubilare e riscoprire le radici dell’appartenenza a uno storico quartiere come quello di Santa Rosa non tanto per guardare al passato, ma per poter appunto guardare con speranza al futuro.
“Quest’anno per la nostra festa non spariamo i fuochi d’artificio dal tetto della chiesa - ha svelato il parroco -, perché colpi ben più forti stanno esplodendo a neanche due ore di volo dalla nostra terra e non sono botti di festa, ma stanno generando sangue, dolore e distruzione”. Per questo il parroco al posto dei fuochi, quest’anno, ha chiesto di fare un minuto di silenzio dal sagrato della chiesa lasciandosi guidare dall’esempio di santità di Rosa da Lima.
Ieri è stato, invece, il giorno della solenne festa della dedicazione della grande chiesa parrocchiale per la quale è giunto nella comunità leccese per la prima volta l’arcivescovo metropolita di Lecce, Angelo Raffaele Panzetta, contento e orgoglioso di poter far visita a una comunità storica della città che ricordava di aver visitato anni fa da sacerdote.
All’inizio della celebrazione don Damiano, nel suo saluto al vescovo, ha ricordato che questo evento, quest’anno, avviene in un giorno santo che mette insieme tre eventi di grazia: la festa liturgica della Esaltazione della Santa Croce, la ricorrenza della dedicazione della chiesa Parrocchiale, coi suoi 65 anni di storia e la ricorrenza della festa di santa Rosa:
Ricordando poi il card. Salvatore De Giorgi, fondatore e primo storico parroco della comunità, per tutti a Santa Rosa solo don Salvatore, e il compianto vescovo Vito De Grisantis, anche lui per tutti solo don Vito, secondo parroco della comunità per oltre 25 anni, don Damiano ha ripercorso con emozione la storia di una comunità alla quale l’arcivescovo ha augurato con affetto di vivere ancora altri 65 anni di cammino e servizio nel Signore.
“Verso tutti è il mood, lo spirito, che ci spinge a vivere la carità verso i vicini, con l’attenzione alle famiglie bisognose, con il sostegno scolastico a tanti bambini; la carità verso i lontani che diventa possibilità quotidiana a condividere il pasto con i fratelli che ogni giorno usufruiscono del servizio della mensa parrocchiale. Una carità che diventa piccolo servizio alla dignità dei fratelli più poveri”
L’arcivescovo durante l’omelia, ispirandosi alla Parola di Dio proclamata ha augurato un futuro radioso alla comunità di Santa Rosa: altri sessantacinque anni di fedeltà a Dio; altri sessantacinque anni avendo come modello il mistero di Cristo; altri sessantacinque anni nel segno della diaconia e dall’abbassamento verso chi vive in condizioni di fragilità, sullo stile della Croce e sull’esempio di Santa Rosa.
Photogallery di Arturo Caprioli.

