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“Voglio diventare infermiera, suora, missionaria”, aveva detto a se stessa la piccola Carmelina Maglio, che, divenuta poi suora e missionaria, nei giorni scorsi ha concluso sulla terra la sua vita di straordinaria testimonianza di carità.

 

 

 

Tra gli “ultimi” di Torino, poi per trentadue anni in Madagascar: per altri undici tra gli ammalati cronici e infine al servizio “amorevolissimo” dei lebbrosi, per i quali ha fondato un lebbrosario, molto efficiente ed attrezzato con sala operatoria e strutture di accoglienza.

Giovanissima, già si recava nelle campagne per svolgere attività catechistica ai figli dei contadini del suo paese natio, Monteroni, da cui il 15 giugno 1963 partì per entrare nella Comunità delle Suore Nazarene di Torino, impegnate ad assistere i malati a domicilio. Specializzatasi come infermiera professionale, per cinque anni svolse poi la sua attività alle famiglie bisognose del capoluogo piemontese; successivamente fu incaricata di dedicarsi alla “Casa di cura degli ammalati mentali” cittadina.

Inserendosi nelle scelte di missionarietà propugnate dal Concilio Vaticano II e volute dalla sua Congregazione, realizzò il suo profondo desiderio giungendo in Madagascar il 20 gennaio 1972.

Fece subito esperienza immediata della sofferenza: fu colpita da febbre alta, allergie e malaria.

Dopo undici anni di cura degli ammalati generici, cronici, problemi di gravidanze, ecc., fu inviata al Lebbrosario Santa Croce d’Isoanala.

 “Quando i superiori mi destinarono tra i lebbrosi, non avendo esperienza, ebbi paura, di trovare persone in disfacimento per la lebbra. Per fortuna il coraggio, l’esperienza e l’amore della superiora mi furono indispensabili. I primi tempi non sapevo come comportarmi per la paura di toccarli, ho dovuto lottare con me stessa”, confidava.

In trentadue anni d’intensa attività in Africa, ha costruito un funzionale centro sanitario, coinvolgendo tantissimi sostenitori, volontari e medici italiani e di altre nazioni europee, come per esempio il Belgio.

Anche dal Salento, nei vari anni, sono partiti per il Madagascar medici e sostenitori.

È interessante notare che dal capoluogo piemontese alcuni medici, con la loro équipe scientifica, due tre volte l’anno continuano a fare volontariato per un mese.

Non solo anestesisti… infermieri laboratoristi, poiché ora c’è pure una sala di pediatria e una di medicina generale per le malattie bronchitiche, la nefrologia. Un chirurgo torinese vi è già stato una quindicina di anni con la moglie ed i figli…

“Chiedo a tutti voi ricordo particolare nella preghiera, onde essere sempre pronta, con il bastone in mano, a recarmi ove si trova un fratello sofferente, bisognoso del mio aiuto, avere tanta salute e bontà ed essere degna di questo onore”, scriveva in una sua lettera.

Tenace, ma molto umile, aveva una spiritualità profonda: quante volte nella sua parrocchia si fermava per molto tempo a pregare dinanzi al Santissimo…

L’arcivescovo mons. Ruppi ebbe modo di esprimerle apertamente la sua ammirazione. Il sindaco della sua terra natale le conferì un encomio solenne in Piazza Falconieri e fu pure insignita di un riconoscimento ufficiale tra i dieci cittadini “Benemeriti della Città di Monteroni”.

Tornata in Italia per gravi motivi di salute, Suor Carmelina ha continuato comunque la sua missione facendo medicazioni nella Casa Madre di Torino, nella zona della Crocetta.

 

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