Estate. Mentre molti sono distesi sulla sabbia di una delle spiagge più affascinanti del Salento e la salsedine mista al profumo di sogni che lo sciabordio delle acque culla con perseveranza e mentre tanti altri sono alla ricerca di una meta diversa per le vacanze estive dove poter confondere le delusioni e coraggiose aspettative, c’è un luogo nel cuore della città che resta lì. Immutato ma dinamico. Nonostante il caldo.

C’è un luogo nella città che non si ferma, che non conosce interruzione di vita, una vera oasi e un faro nella notte dell’umanità: il monastero delle Benedettine di Lecce.
La stabilità monastica prevista dalla Regola di San Benedetto prevede il riposo ma non l’alienazione dalla realtà. Ogni giorno, anche quello in cui l’aria è resa opprimente dall’afa estiva, si apre col rintocco delle campane, dolce voce di Dio, che desta dal sonno della notte la comunità monastica e la invita a unirsi alla voce dello Sposo per cantare insieme le sue lodi: i giorni feriali alle 6 con l’Ufficio delle letture e alle 7 con le Lodi mattutine seguite dal fulcro della giornata monastica che è la celebrazione eucaristica, vissuta alle 7.30.
Nel monastero delle Benedettine a Lecce però l’Eucaristia domenicale, all’orario festivo, alle 9, non è soppressa ma continua ad essere celebrata, nonostante, per forza di cose, diminuiscono le presenze. Una scelta fatta in forza del motto dei martiri di Abitene: “Senza la domenica non possiamo vivere” nemmeno d’estate e di ciò che lo stesso San Benedetto raccomanda ai suoi monaci: “Nulla antepongano all’opere e all’amore di Cristo” (RB 4,21).
Mentre il rosso fiammeggiante del cielo all’alba anticipa ciò che sarà per molti frenetica corsa o partenza per dimenticare le amarezze della vita e la fatica del lavoro, il cielo dell’anima di queste sorelle si tinge dunque di meraviglia nuova.
Le monache iniziano la loro giornata cadenzata dall’Ora et labora benedettino.
La loro giornata, ritmata dall’ascolto di Dio, è intessuta da un incrocio di numerose voci e di tantissimi volti che durante la giornata, nonostante la canicola estiva e la chiusura di molte attività, non cessano di abitare la Casa di Dio, così com’è chiamato il monastero da San Benedetto.
Chi per ordinare i tradizionali dolci di pasta di mandorla, chi passa per un semplice saluto, chi per chiedere alle sorelle la preghiera di sostegno nei drammi della vita; chi, invece, per cercare ascolto e un’amorevole parola di sapienza, una semplice battuta scherzosa.
“Per questo professiamo il voto della stabilitas. Per essere qui a disposizione di tutti, per essere qui come luogo stabile in cui chi è solo e chi ha bisogno possa avere la certezza di un fondamento sororale sempre presente nella propria vita”. Lo ripete sovente Madre Benedetta Grasso, abbadessa della comunità monastica benedettina di San Giovanni Evangelista in Lecce. D’altronde è lo stesso San Benedetto che nella sua Regola afferma: “Tutti gli ospiti che sopraggiungono, siano ricevuti come Cristo, perché Egli dirà: Fui ospite e mi accoglieste” (RB 53,1).
Non grandi attività, quindi, ma l’unica Opera necessaria, l’amore di Cristo, che riluce nelle quotidiane attività delle benedettine: il cucito e il lavaggio della biancheria, la preparazione dei pasti, la produzione dei dolci, l’ascolto, la cura della cappella e delle suppellettili sacre, la premurosa dedizione alle sorelle più fragili, il faticoso lavoro di amministrazione che vede sempre impegnata l’abbadessa coadiuvata da alcune sorelle. Insomma, come in una famiglia. Più che in una famiglia.
C’è però un’ulteriore presenza che viaggiando attraverso l’etere diventa voce umana per tanti e tante che dalle proprie case, dagli ospedali o dal carcere non possono uscire: la voce di Radio Orantes, l’emittente radiofonica del monastero, nata nel lontano 1985.
Attraverso di essa non solo viene trasmessa la liturgia monastica ma vengono condivise anche in questo caldo tempo estivo alcune proposte di riflessione e approfondimento su alcuni temi come la spiritualità monastica, l’attualità ecclesiale, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Più volte al giorno, al canale Fm 96.700, e in podcast, è di solito la voce di una sorella che introduce all’ascolto: “Qui Radio Orantes. Pace a voi”.
Nel vorticoso scorrere dei giorni estivi queste figlie di San Benedetto non disdegnano di utilizzare gli attuali mezzi di comunicazione per diffondere la Parola che salva e che cambia la vita di chi la ascolta.
I pasti, poi, consumati di solito in silenzio e in ascolto di alcune letture, danno quella forza necessaria per continuare la giornata nell’obbedienza e nella carità.
No, la giornata estiva della famiglia benedettina leccese non è una dimensione alienante e altra: si interrompono gli incontri culturali ma non si interrompe quel flusso di amore e quel fermento di vita che anima dal di dentro le alterne vicende della piccola e della grande storia.
Mentre, infine, scende la sera e la città si illumina e inizia a svegliarsi con eventi, gruppi di turisti e leccesi che si diffondono per le stradine del centro storico cittadino, lì, invece, in quel luogo che da quasi 900 anni continua ad essere luogo di pace e di accoglienza, luogo della ‘memoria di Dio’, vite animate dall’amore vicendevole e verso tutti, pur nel limite che abita la loro umanità, affidano al Signore coloro che, forse inconsapevolmente, sono alla spasmodica ricerca di appagamento e di senso della vita. Qui, nel cuore della città di Lecce, un’espressione che introduce la preghiera ricorda da dove veniamo e dove siamo diretti, ogni giorno della nostra vita: “Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode…”.
Più che la corsa all’ombrellone, dunque, in monastero, la continua ricerca dell’ombra perenne di Dio. Della sua presenza che salva. Ventiquattr’ore al giorno.

