Nel cuore barocco di Lecce, dove la pietra sembra trattenere la luce e restituirla in forme sempre nuove, prende vita un progetto che sfida il tempo presente: Kalós, Rete francescana della bellezza (GUARDA).

Non una semplice rassegna, ma un’esperienza pensata per incidere nello sguardo e nella coscienza, capace di restituire alla parola “bellezza” il suo peso originario. Dall’8 al 10 maggio, la città si trasforma in un laboratorio diffuso in cui arte, spiritualità e impegno civile si intrecciano, seguendo l’intuizione luminosa di San Francesco d’Assisi: riconoscere nel creato un riflesso del bene, e dunque una chiamata alla responsabilità.
Promossa dai Frati Minori del Salento, in collaborazione al comune della città capoluogo e all’arcidiocesi di Lecce (in particolare con il Servizio di pastorale giovanile) l’iniziativa si inserisce nel solco dell’ottavo centenario del Cantico delle creature e della morte di San Francesco d’Assisi, ma guarda con decisione al presente. Non c’è nostalgia, piuttosto una tensione viva: tradurre oggi quella visione in pratiche concrete, accessibili, condivise.
UN INVITO CONTROCORRENTE: RALLENTARE PER VEDERE
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla sovrabbondanza di stimoli, Kalós propone un gesto quasi rivoluzionario: rallentare. Fermarsi non come rinuncia, ma come atto di consapevolezza.
«Questo centenario ci sta sorprendendo: è uscito dai nostri ambiti diventando qualcosa che riguarda tutta la comunità civile. Abbiamo scelto di stare nelle piazze per raggiungere quante più persone possibile», afferma Fra Massimo Tunno, ministro provinciale dei Frati Minori.
Fra Francesco Zecca, coordinatore del progetto, durante la conferenza stampa di ha sottolineato: «Il senso è quello di una bellezza diffusa per tutta la città. Vogliamo aprire gli occhi sulla bellezza che quotidianamente tante associazioni costruiscono a livello sociale, civico e ambientale».
Il programma (LEGGI) si dispiega come un percorso sensoriale e simbolico insieme, una pedagogia della meraviglia scandita attraverso i cinque sensi, via di accesso alla profondità del reale.
Lo sguardo dello stupore si apre alla contemplazione attraverso mostre, proiezioni, itinerari: dalla fotografia internazionale dedicata al Cantico delle Creature alle sculture in legno d’ulivo, fino agli itinerari di arte francescana che attraversano chiostri e pinacoteche. La città stessa si fa tela, come nel tappeto floreale di Piazza Duomo o nei segni urbani della street art contemporanea.
L’ascolto, canto dell’anima, si trasfigura in raccoglimento e in espressione: la preghiera, i laboratori sulla Parola nel silenzio monastico, ma anche il teatro e la musica popolare restituiscono al suono la sua dimensione originaria di risonanza interiore.
Le mani, nella loro concretezza, diventano strumento di cura e segno del cuore: dal Mini Hackathon al laboratorio di servizio mensa, a quello plastic free, ogni gesto si carica di responsabilità e visione, restituendo dignità al fare come forma di partecipazione al bene comune.
Il profumo guida verso i saperi e i sapori della terra: laboratori artigianali, panificazione, mercati contadini. È una riscoperta del legame tra uomo e natura, tra cultura e nutrimento, tra memoria e futuro.
Infine, il sapore si compie nella fraternità: incontri, attività sportive, esperienze comunitarie che restituiscono alla relazione il suo carattere fondativo, oltre ogni frammentazione.
Da questa esperienza che coinvolge i sensi e le relazioni, prende forma una visione della città come spazio aperto, in cui ogni incontro contribuisce a costruire senso e significato.
LA CITTÀ COME LABORATORIO DI FRATERNITÀ
Quindici luoghi del cuore di Lecce si animano di esperienze che uniscono linguaggi diversi: mostre, laboratori artistici, percorsi teatrali, attività per bambini, momenti di preghiera e condivisione. Non esiste una gerarchia tra le proposte: ogni attività è pensata come frammento di un mosaico più ampio, in cui la bellezza diventa occasione di incontro. In questo spirito si è attivata una rete ampia e radicata nel territorio, coinvolgendo come soggetti promotori numerose realtà associative, tra cui Azione cattolica dell’arcidiocesi di Lecce, Slow Food, Casa delle agricolture Tullio e Gina, Oltre Mercato Salento, Libera, Plastic Free, Movimento Laudato Si’, Made in carcere, Caledda, Salento Km0, Csi Lecce, Oikos Mediterraneo, Alibi, Ccp, Comunità Emmanuel e molte altre realtà locali che contribuiscono a rendere questo percorso condiviso, inclusivo e profondamente partecipato.
VOCI, TESTIMONIANZE, VISIONI
Uno degli elementi più vitali di Kalós è la pluralità delle voci coinvolte. La serata del 9 maggio, con Kalispera in Piazza Duomo, diventa emblematica di questo intreccio: musica, narrazione e testimonianze si fondono in un racconto corale della bellezza possibile. Accanto agli artisti, realtà come Made in carcere, Slow Food e Libera portano esperienze in cui la bellezza non è evasione, ma risposta concreta alle fragilità del presente.
CULTURA E RESPONSABILITÀ: IL PENSIERO AL CENTRO
Kalós dedica ampio spazio anche alla riflessione, con momenti di confronto capaci di mettere in dialogo spiritualità, politica e società. Il convegno sul messaggio di San Francesco e il laboratorio Città vive, ispirato a Giorgio La Pira, offrono strumenti per leggere il presente e immaginare il futuro. In un mondo segnato da conflitti e instabilità, emerge con forza l’idea della città come luogo di costruzione della pace: uno spazio concreto in cui ogni individuo può contribuire, con il proprio pensiero e la propria azione, a generare nuovi orizzonti di convivenza.
UNA BELLEZZA CHE CHIAMA ALL’AZIONE
Il cammino si conclude il 10 maggio con Kalós in festa, celebrazione corale della fraternità che coincide simbolicamente con la Festa della mamma: un richiamo alla dimensione generativa, alla capacità di custodire e far crescere la vita. Ma, in realtà, non è una fine. È piuttosto un rilancio. Kalós lascia in eredità una domanda che continua a risuonare oltre i tre giorni dell’evento: è ancora possibile educarsi alla bellezza, in un tempo che tende a consumarla? La risposta non è affidata a un programma, ma a una scelta personale e collettiva: tornare a guardare con attenzione, ad ascoltare con profondità, a vivere con maggiore responsabilità.
Perché la bellezza, quando è autentica, non si limita a essere contemplata. Chiede di essere abitata.
A piedi scalzi e a occhi aperti!

