La Regola e l’esperienza benedettina come realtà che promuove il benessere olistico della persona. Sarà questa la convinzione che muoverà la riflessione dell’incontro dal titolo “Aver cura. Un neuro circuito dell’anima e della comunità” a cura di Antonio Leo, neurologo e psicoterapeuta.

La conferenza avrà luogo domani 14 aprile alle 18.30 presso il Monastero delle Benedettine di Lecce.
È ormai dato certo che la persona è un essere complesso, tessuto insieme, costituito cioè da mente, corpo e spirito. Le più recenti acquisizioni delle neuroscienze dimostrano ormai chiaramente che l’esperienza spirituale informa la dimensione fisica e psichica della persona. In particolare, guidati dall’esperienza del dott. Leo, si comprenderà come la Regola benedettina ponga al centro il concetto e la dinamica della “cura” di sé, del prossimo e della comunità in cui si è inseriti attraverso l’integrazione delle neuroscienze.
A causa di uno sguardo forse troppo superficiale l’obbedienza, l’umiltà, la stabilitas loci, la disciplina possono essere interpretate come dimensioni che opprimono la persona. In realtà, esse, se correttamente vissute, liberano energie di cui la persona non è forse nemmeno pienamente consapevole. Il cammino che Benedetto da Norcia propone ai suoi monaci è volto alla promozione della persona umana. La Regola di San Benedetto, col suo ormai noto Ora et labora, si propone come paradigma e percorso di umanesimo integrale. Se è vero che fino al Concilio Vaticano II lo sguardo della Chiesa verso la psicologia era diffidente, la spiritualità benedettina si è dimostrata invece particolarmente profetica: non manca infatti nella Regola composta da San Benedetto attenzione all’equilibrio psicofisico e spirituale dei monaci. D’altronde la sapienza monastica dei padri e delle madri del deserto vissuti nel IV-V sec. d.C. dimostrano conoscenze della psiche umana che hanno anticipato di molti secoli le attuali acquisizioni delle scienze psicologiche.
Lungi dal presentare il testo della Regola e il carisma monastico benedettino come luoghi di mera regolazione emotiva, dunque, il dott. Leo, con la sua comprovata sensibilità e competenza, dimostrerà che l’apertura verso l’assoluto di Dio non mette da parte la dimensione psicologica e sociale del monaco come del credente ma la esalta portando l’individuo all’unità psicofisica e spirituale.
Un incontro quello di domani che confermerà che i valori propri della spiritualità benedettina che sono assunti anche dai laici che vivono nel mondo possono essere un volàno per l’uomo e la donna di oggi che apparendo sempre più frammentati potranno trovare nella coltivazione della propria vita interiore la chiave per accedere all’integrale promozione di sé.


