Nella penombra raccolta della cappella delle Suore di Carità dell'Immacolata Concezione d'Ivrea a Lecce, la comunità religiosa ha vissuto l’altra sera un momento di intensa preghiera nel 15°mo anniversario della beatificazione della propria Fondatrice, Antonia Maria Verna.

 

 

Per l’occasione è giunta nell’istituto la reliquia: la comunità di è stretta come attorno a un focolare acceso, capace ancora oggi di scaldare i cuori. Un anniversario che non è stato soltanto memoria, ma respiro vivo di un carisma che continua a fiorire nel cuore della città.

A presiedere la solenne celebrazione eucaristica è stato l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, che ha guidato l’assemblea con paterna sollecitudine. Accanto a lui, in un clima di profonda fraternità sacerdotale, hanno concelebrato don Luciano Forcignanò, cappellano dell’Istituto e presenza quotidiana e discreta nella vita della comunità religiosa; don Andrea Gelardo, segretario dell’arcivescovo e Padre Carmine Madalese, parroco della parrocchia Santa Maria dell'Idria, realtà ecclesiale profondamente legata alla vita dell’Istituto. Il servizio liturgico, curato con compostezza e fervore dai ministranti della parrocchia Santa Maria dell’Idria, ha reso la celebrazione armoniosa come un canto corale, in cui ogni gesto diventava preghiera. Accanto alla comunità delle suore, custodi silenziose del carisma, sedevano le maestre dell’Istituto paritario “Cuore Immacolato di Maria”, insieme ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie, oltre a diversi fedeli: un mosaico di volti, generazioni, storie che incarnano concretamente l’eredità educativa della Fondatrice.

Il pomeriggio ha trovato il suo prologo nella recita del rosario, guidato dai membri dell’Associazione Medaglia Miracolosa di Lecce.

Nell’omelia (IL TESTO INTEGRALE), l’arcivescovo Panzetta ha tracciato un ritratto appassionato della Beata Madre Antonia. “Questa sera ci ha convocati qui, nell’Eucaristia, il ricordo di una donna che ha avuto due grandi passioni nella sua vita: la passione per il Signore e la passione educativa per le nuove generazioni. È molto importante - ha ricordato - mantenere viva la memoria di uomini e donne che hanno fatto sul serio con Dio”.

“I santi - ha sottolineato - sono argilla docile nelle mani del Signore, ma anche mani operose che si mettono totalmente a servizio del suo disegno”. E parlando della Fondatrice, il presule ha usato un’espressione che ha attraversato la cappella come una scintilla: Madre Antonia “ha perso la testa per il Signore”. Un’immagine audace e tenera, che richiama l’amore appassionato, totalizzante, quello che cambia l’orizzonte dell’esistenza. Come San Paolo che si dice “fuori di sé” per Dio, così lei ha lasciato che il Signore diventasse il centro pulsante della sua vita, già nella giovinezza. Un amore grande, capace di trasformare una ragazza in madre spirituale, una donna in fondatrice, una vocazione personale in carisma condiviso. “Ma l’amore per Dio - ha evidenziato l’arcivescovo - conduce inevitabilmente ad amare ciò che Dio ama. E il cuore di Dio batte con particolare tenerezza per le nuove generazioni”.

Qui si innesta il secondo grande pilastro della vita della Beata: la passione educativa. In tempi di crisi, ha compreso che il rinnovamento passa dalla formazione dei giovani, da quell’età fragile e luminosa in cui si plasmano valori, si struttura il pensiero, si forgia il discernimento. “I giovani vanno curati”, ha ribadito il presule, non perché malati, ma perché preziosi. Non solo futuro, ma presente vivo delle comunità. “Senza di loro - ha detto - le comunità si svuotano di entusiasmo, creatività, brivido di vita nuova. E qui il carisma della Madre si fa carne nella storia di Lecce: la presenza dell’Istituto sul territorio non è soltanto un’opera educativa, ma un presidio di speranza, un giardino dove ogni bambino è considerato un seme unico e irripetibile, da custodire con pazienza e amore”. Madre Antonia ha compreso che il carisma non si trattiene: si dona, si condivide, si moltiplica.  È una “coeducazione alla santità”, ha spiegato l’arcivescovo, in cui la bellezza di una vita consacrata diventa contagiosa, suscita desiderio di bene, genera nuove disponibilità. Così la sua intuizione continua ad aleggiare tra i corridoi delle scuole, nelle aule dove si intrecciano alfabeti e sorrisi, nei dialoghi quotidiani tra educatori e famiglie. Con parole cariche di realismo e misericordia, mons. Panzetta ha ricordato che “il cuore del Vangelo è una sola grande verità: si può cambiare. L’educazione, allora, è medicina dolce e potente, acqua limpida che lava e rigenera. È l’arte di tirare fuori il bene nascosto in ciascuno, di dire all’altro: Tu per me sei un dono. Quando una persona si sente riconosciuta come bene, fiorisce. E questa fioritura - ha lasciato intendere - è il miracolo quotidiano che Madre Antonia continua a operare attraverso le sue figlie e quanti condividono il suo carisma”.

Lo sguardo dei presenti si è posato spesso su quel piccolo frammento di santità esposto, mentre le religiose e le maestre, custodi della missione educativa, hanno fatto loro le parole pronunciate dal presule, quasi a voler già trasmettere l'eredità di una donna che ha fatto dell'umiltà la sua corona. La celebrazione si è conclusa tra il profumo dell’incenso e il silenzio adorante, dove la comunità ha affidato al Signore le sorelle, gli educatori, le famiglie, le scuole. I tempi cambiano, ma la sfida educativa rimane. E, grazie alla presenza fedele dell’Istituto, si continua ad avere nel cuore della città una lampada accesa: la luce mite e perseverante di una donna che ha amato Dio fino a “perdere la testa” e che, proprio per questo, ha insegnato a generazioni intere a ritrovarla nella speranza.

 

Photogallery di Ramiro Ramirez

 

 

 

 

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