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Domenica 9 settembre presso il santuario San Filippo Smaldone a Lecce - meglio conosciuto come chiesa delle Scalze - l'arcivescovo Michele Seccia ha celebrato l'eucaristia ed il rito di professione perpetua di sei giovani Suore Salesiane dei Sacri Cuori.

Due sono originarie del Brasile e quattro del Rwanda: Suor Ludimila Cristina da Silva Amorim (di 28 anni), suor Gizelly Faleiro dos Santos (di 28 anni), suor Violette Nyirarucundo (di 39 anni), suor Marie Louise Uwamariya (di 29 anni), suor Justine Mucundufite (di 35  anni), suor Theodora Uwonkunda (di 29 anni).

Emozione e gioia piena, molta consapevolezza, senso di libertà e responsabilità hanno connotato l'evento liturgico vissuto. Consacrate per sempre a Dio, hanno l'onere di una fedeltà incondizionata. Nelle mani della Madre generale, suor Ines De Giorgi le sei sorelle hanno consacrato in perpetuo la loro vita accogliendo nel cuore i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, al servizio di Dio nei fratelli più bisognosi in particolare nei fratelli sordi.

"Non si può educare se non si ama" è il motto-mission affidato loro dal fondatore San Filippo Smaldone, che sa cogliere le istanze ed i segni dei tempi, approfondendo Il mistero di Cristo nel costante aggiornamento apostolico. Loro scopo è fare della propria vita un'opera d'arte, in cui bontà, bellezza e beatitudine sonoincrociate l'una nell'altra.

"La parola 'consacrazione' - ha detto mons. Seccia nell'omelia - ha il verbo al passivo perché siete, venite consacrate. Siete chiamate ad esprimere la vostra volontà liberamente davanti ad un Dio che si dona. La consacrazione è un atto di affidamento, è una scelta di vita, ma è soprattutto riconoscere la grazia di Dio che opera e noi mediante lo Spirito Santo. Essa ci permette di compiere dei passi che non sono di moda nel mondo".

La famiglia normalmente si forma nella relazione d'amore tra uomo e donna, ma famiglia è anche la comunità, che vive per realizzare degli ideali, dei valori. "Cristo è lo sposo e la Chiesa è la sposa - ha continuato l'arcivescovo - e la vostra vocazione può essere pure scaturita dall'aver incontrato le prime suore del fondatore o dall'ideale evangelico di permettere ai fratelli sordi di trovare una loro capacità espressiva attraverso il linguaggio dei segni, del dialogo ma è, soprattutto, un desiderio che Dio ha messo nei vostri cuori. È un ideale anche di promozione umana: non solo la via per il Paradiso, ma anche per riconoscere ed attuare la dignità di ogni persona creata a immagine e somiglianza di Dio. Fare in modo che i diversamente abili attraverso la solidarietà, il nostro ministero, possano recuperare tutte le capacità residue e sentirsi ugualmente preziosi agli occhi di Dio. Oggi, Dio continua a vivere mediante noi. Il mondo ha bisogno di riaprire gli occhi, non solo sugli scandali, sui fallimenti, sui tradimenti, perché sono sempre il simbolo degli alberi che cadono, mentre la foresta della fede cresce. Filippo - ha concluso Seccia - è il simbolo della metodologia di Cristo: bisogna morire per poter risorgere. Che il Signore porti a compimento l'opera che ha iniziato in voi".