La devozione viscerale dei Carmianesi nei confronti dell'Immacolata nasce intorno all'affresco custodito nell'omonima Chiesa del paese da secoli, e come ci ricorda la visita pastorale del 1654, tanti ricevevano grazie materiali e spirituali per intercessione della Madonna.

 

 

 

 

Già dal 1748, come attestato nel catasto onciario di Carmiano conservato nell'Archivio storico di Stato di Napoli, che l'otto dicembre e la seconda domenica di agosto (perché non si potesse confondere con l'Assunta titolare dell'omonima chiesa matrice)  per i Carmianesi erano date fondamentali per la vita del paese perché si festeggiava la patrona, l'Immacolata Concezione "Madonna Nostra" alle quali prendevano parte anche gli abitanti della frazione di Magliano attraverso le loro donazioni per la realizzazione della festa.

Dalle visite pastorali, che al momento sono gli unici documenti storici affidabili del paese, emerge che la chiesa dell’Immacolata venne edificata nell’ottobre del 1654 con la posa della prima pietra solennemente benedetta e annotato nel documento vescovile. La chiesa, si intuisce dal documento, è l’evoluzione di una domuncola costruita qualche tempo prima (pochi mesi o massimo due anni prima in quanto nelle visite precedenti non ve ne è alcuna menzione) e che serviva a custodire l’effige dell’Immacolata.

Da subito e da sempre il popolo ha visto nell’affresco della pila l’effige dell’Immacolata e i documenti parlano con precisione sempre e solo di lei. Circa il termine “Madonna nostra”, seppur nato in circostanza spiacevoli, è interessante notare come il popolo sia riuscito a convertire il senso del termine, da proprietà esclusiva di una parte del popolo ad affetto religioso e devozionale di tutto il paese in seguito al bombardamento anglo-americano del 3 settembre del 1943, durante il secondo conflitto mondiale, e documentato da mons. Paladini nel suo giornale. 

La festa dell'Immacolata diventa quindi un momento per ritrovarsi insieme e vivere, come comunità unita intorno alla sua "mamma celeste", un tempo di grazia fatto di profonda fede e di concreta pietà popolare che riafferma, di anno in anno, l’identità mariana collettiva di un paese che si riconosce nella sua patrona.

Con la festa patronale dell’8 dicembre ogni fedele carmianese rinnova la propria preghiera di protezione alla Vergine Santa, un gesto antico e sempre nuovo.

C’è la banda, ci sono i fuochi, ci sono le luminarie, c’è la grande e suggestiva processione mattutina, un fiume umano che percorre le strade del paese, c’è la preghiera continua, c’è una comunità che si stringe, come fosse un’anima unica, ai piedi dell'Immacolata, patrona della comunità di Carmiano.

La festa di dicembre (IL PROGRAMMA), è considerata da tutti la più importante e la più attesa, perché è la festa per antonomasia, per la quale si trepida tanto nell’attesa e si gioisce davvero quando arriva.
La seconda domenica di agosto i Carmianesi, continuano questo ideale cammino mariano  vivendo la tradizionale festa del patrocinio in onore dell'Immacolata “Madonna Nostra”, per onorare la protettrice del paese da parte soprattutto dei Carmianesi emigranti, che durante il periodo estivo, non potendo essere presenti ai festeggiamenti invernali di dicembre,  ritornavano in paese per onorare la Madonna che è nel cuore di tutti, soprattutto di chi si allontana dalla terra natia, ma porta nel suo cuore la profonda devozione mariana alla "mamma di Carmiano". Alla festa estiva, si legava anche la richiesta alla Madonna di vegliare sul raccolto dei campi perchè potesse portare i frutti sperati e quindi garantire alle famiglie, che prima vivevano prevalentemente del lavoro agricolo, il sostentamento economico per la stagione invernale.
Per il clero ed il popolo di Carmiano non è mai stato un problema celebrare la festa patronale in due momenti diversi con due feste, l’8 dicembre e la seconda domenica di agosto. Queste due date sono tappe di un unico cammino di un popolo che si affida a Maria e che intorno ad essa sviluppa la sua identità religiosa e culturale.

La festa dell’Immacolata, nei suoi due momenti, è la festa del popolo carmianese che si riconosce figlio di un’unica madre e alla quale dona il regalo più grande: l’amore filiale. È un modo per segnare il ritmo della vita quotidiana, per tessere il tempo e i legami. È una scelta che si compie personalmente e pubblicamente nella gioia della festività, quando ci si trova insieme nell’amicizia per stringere un legame, rinnovare un patto, assumere un impegno condiviso come popolo.

 

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