Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

0
0
0
s2sdefault

È calato il sipario sulla festa-simbolo della comunità di Arnesano, quella del Crocifisso e a far scorrere i titoli di coda è stato mons. Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli che ieri, domenica 12 luglio, ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica e il rito della “Risalita della croce”.

 

 

Hanno celebrato con lui il parroco don Antonio Sozzo, don Andrea Gelardo, don Graziano Greco e Padre Maurizio Cino.

Immancabile, nell'omelia del presule, il riferimento alla assenza del consueto appuntamento della processione cittadina con Gesù in croce che, tuttavia, in questo tempo storico così particolare, ha fatto riscoprire ad ogni cristiano la sua vocazione di "mandato".

Osserva Filograna: "la pandemia ci ha fatto sentire privati del passaggio del Crocifisso nelle nostre strade e tra le nostre case, non abbiamo avuto le luminarie ad adornare solennemente la nostra città ma, venendo per otto giorni a sostare davanti al Signore, noi stessi siamo divenuti quella luce del mondo in grado di dar senso alla storia".

Ogni discepolo, tuttavia, non può vivere la sua condizione di "inviato" se viene a mancare l'intimità con Gesù, quel colloquio cuore a cuore che nella preghiera lo fa contemplare come l'innamorato di ogni suo discepolo.

Ancora il vescovo: "la comunità arnesanese venera, commossa, questo Crocifisso che è singolare, perché ha gli occhi aperti per fissare ogni fedele: da quella croce Gesù ci dice che solo l'amore grande per ognuno di noi lo ha portato a compiere il gesto della donazione totale e disinteressata e dunque se noi ci diciamo suoi seguaci non possiamo non amare alla sua maniera".

Concludere alcuni giorni di preghiera e riflessione è sprone a riprendere il proprio cammino di testimonianza e annuncio del Vangelo, accompagnati e nutriti dal pane eucaristico.

Bella la provocazione del vescovo di Nardò-Gallipoli: "abbiamo davanti a noi il Crocifisso ma in ogni eucarestia Gesù si rende vivo sull'altare in corpo, sangue, anima e divinità; dobbiamo allora fare i conti con un amore che sulla croce ha avuto il suo momento più alto e che in ogni messa non smette di raggiungerci e di nutrirci facendoci vivere da discepoli amati".

Al termine della celebrazione, il Crocifisso, portato sulle spalle dei sacerdoti e dopo aver idealmente "abbracciato" l'assemblea orante con una processione nella chiesa, ha fatto ritorno nella sua teca nella quale tutti potranno "volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto" per essere benedetti e per invocare protezione.

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus