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Si chiama Nostra Signora Regina degli Angeli, la chiesa cattolica di Newport Beach in California dove Kobe Bryant si recava a pregare e ogni domenica si presentava puntuale a messa, talvolta anche alla prima funzione delle sette.

Lo aveva fatto anche la domenica dell’incidente in cui ha perso la vita assieme alla figlia tredicenne e altre nove persone.

Il giocatore di basket, stella dei Los Angeles Lakers, non era solo un talento eccezionale del parquet e neppure un tenace cestista, ma anche un uomo di fede.

Ha sorpreso molti questo aspetto privato della sua vita da star, soprattutto perché nella sua giovinezza non erano mancati gli eccessi, eppure Bryant aveva trovato in questa parrocchia, il rifugio della sua anima. Ieri un servizio di preghiera è stato offerto dai parrocchiani, commossi per la sua scomparsa e dispiaciuti di non ritrovare più “il suo sorriso e la sua umiltà”. Sopratutto quella che, tra il resto, lo faceva essere uno dei tanti papà che comprano cupcakes alle figlie nelle vendite di beneficenza della parrocchia e si ingegnano per non rovesciare i dolci sul sedile della macchina che li riporta a casa.

Bryant sportivo, invece, aveva portato cinque titoli Nba ai Los Angeles Lakers con cui aveva giocato 20 stagioni, ma anche una straziante lettera d’addio in 60 punti in cui spiegava le ragioni del suo ritiro: è questa che ricordano con commozione i fedeli della parrocchia, assieme alla sua altezza che costringeva il parroco o i ministri non solo ad alzare il braccio ma a mettersi in punta di piedi pur di raggiungerlo.

Sul sagrato della chiesa fiori e candele si accumulano senza sosta, prova d’affetto e di preghiera non solo di chi quei banchi in legno li ha divisi con lui, ma anche delle migliaia di fan che da seduti balzavano in piedi ad ogni punto segnato nel canestro avversario.

Il servizio di preghiera ospitato dalla parrocchia ha ricordato questo aspetto segreto di un uomo di Dio che tanti ammiravano per la coordinazione delle sue azioni, per la poesia dei movimenti, per il calcolo esatto dei suoi lanci. Lui uscito dal parquet ritrovava tra le mura di Nostra Signora Regina degli Angeli una dimensione intima che l’adorazione dei fan non riempiva, soprattutto dopo l’accusa di stupro a una donna in Colorado che lo portò quasi in carcere e che mise a dura prova il suo matrimonio.

La fede e l’incontro con un sacerdote furono la sua ancora di salvezza.

L’arcivescovo di Los Angeles, mons. Jose H. Gomez, ha twittato un’offerta di preghiere per lui e la famiglia. Bryant lascia infatti la moglie e altre tre figlie. Mons. Gomez, in visita ad limina dal Papa, ha dichiarato alla Cns che il giocatore era “un buon cattolico e un buon fedele” e ha ricordato un incontro con lui durante uno degli allenamenti in cui si erano fermati a parlare a lungo. “Preghiamo per l’eterno riposo della sua anima e di quella della figlia, mentre si chiede vicinanza alla famiglia”, ha concluso il vescovo.

Intanto si sta indagando sulle origini della sciagura e sembra che il cattivo tempo e una nebbia fitta abbiano limitato la visibilità e che sarebbe servita un’autorizzazione speciale per volare in quelle condizioni proibitive. Si attendono sviluppi e anche la data ufficiale delle esequie.

 

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