Oggi il Lecce si lecca le ferite e il suo mister, Di Francesco, prova a spiegare una partita giocata dai suoi senza voglia di lottare, priva di agonismo e in cui i padroni di casa sembravano avere una (?) marcia in più. In effetti, se il Lecce avesse perso con molti gol di scarto nessuno avrebbe potuto dir nulla.

Al di là, però, della mancanza di grinta, spirito di sacrificio e determinazione, è bene soffermarsi su alcuni aspetti tattici che non ci sono piaciuti e che tirano in ballo le scelte del tecnico abruzzese, alla luce di quanto visto in terra sarda.
Partiamo dalla fase difensiva, vero punto di forza dello scorso campionato, ed oggi in grave difficoltà. Il portiere e i quattro difensori sono gli stessi dello scorso anno, ma sembra che la linea difensiva non abbia i medesimi meccanismi. I marcatori perdono con troppa facilità gli uomini di riferimento e sulle corsie laterali andiamo sempre in terribile difficoltà sia a destra che a sinistra. A ciò si aggiunga l'incapacità di coprire adeguatamente gli avversari sulle palle inattive, come dimostrato dal gol di Daniel Maldini, che è saltato indisturbato nel cuore dell'area di rigore e ha insaccato facilmente in rete, portando il Cagliari in vantaggio. Qui, qualcuno già rimpiange Del Rosso, che, lo scorso anno, curava la fase difensiva.
Che dire poi del centrocampo dei salentini. L'unico punto fermo è Coulibaly, che si è dimostrato sempre all'altezza della situazione, pur nel marasma generale. Anche qui, però, il tecnico abruzzese ha fatto molta confusione. Coulibaly è una mezz'ala, in grado di fare bene le due fasi, ma è soprattutto un motorino del centrocampo, con ottime capacità di inserimento offensivo. Gioca bene dappertutto, ma metterlo a fare il play davanti alla difesa non è proprio il caso, perché significa togliere una risorsa alla fase offensiva, già, di per sé, flebile. Per il resto, Di Francesco deve ancora trovare la quadra: sta provando tutto e tutti, ma con scarsi risultati. È il momento di decidere e di trovare non più di due o tre soluzioni su cui insistere e, tra queste soluzioni, non si può scartare Galdelmann, scomparso dai radar, ma in fase di ripresa. A centrocampo, dove si dominano o perdono le partite, vanno messi i giocatori più in forma. Ieri Ilic passeggiava, Ngom sbagliava ogni cosa e quando Pierotti ha fatto il trequartista la confusione è aumentata. Monteiro forse può fare quel ruolo, ma è troppo presto per dirlo. Comunque, largo a chi è più in forma e ha voglia di correre, come faceva, lo scorso anno, Ramadani. Sulla carta il tasso tecnico del centrocampo è aumentato, ma il campo dice tutt'altro. Se non si corre più e meglio degli avversari, non si portano punti a casa.
Veniamo, infine, all'attacco. Qui, al contrario del centrocampo, il tecnico abruzzese sembra intestardirsi con Stulic. Va bene che il ragazzo serbo parta dall'inizio, ma non è una eresia provare a mettere Esteban almeno una mezz'ora. Il ragazzo spagnolo scalpita, è stato capocannoniere della Primavera e gli va data una chance. Qui, il paragone con Pisacane è imbarazzante. Il tecnico sardo ha affidato il centro dell'attacco a Mendy, un ragazzo del 2007 e, nella ripresa, ha buttato dentro Sugamele, altro giovane del 2007. A centrocampo, ha messo Romano, giovane sempre proveniente dalla Primavera. Paco Esteban ha giocato contro tutti e tre questi calciatori ed è risultato il miglior marcatore del campionato Primavera. Fisicamente, deve ancora crescere, ma le qualità di rapidità e velocità sono indubbie. Allora perché non provarlo?
Sulle fasce, poi, a destra il più in forma oggi è Ndri, ma lo si fa giocare solo sprazzi di gara, perché sembra che Pierotti abbia diritto a essere il padrone di quella fascia.
Un suggerimento, allora, sorge spontaneo: mister, non guardi i nomi, ma la condizione fisica dei calciatori e metta in campo una squadra sensata, che abbia voglia di correre e combattere. Il tifoso non chiede altro, ora spetta a lei fare le giuste scelte. Nulla è perduto, ma l'identità di squadra va ancora trovata. Il Monza si avvicina, e ci vorrà un Lecce diverso per portare a casa il risultato.

