“In un mondo che si affanna tanto a celebrare l’autorealizzazione di sé, è davvero importante ribadire che nessuno di voi e nessuno di noi è qui perché se l’è meritato, ma soltanto per una libera elezione da parte di Dio Padre, segno e caparra di un amore gratuito che sempre ci previene e che non delude mai”.

 

 

Lo ha detto il Papa (IL TESTO INTEGRALE), ricevendo ieri mattina in udienza i seminaristi del Pontificio seminario regionale pugliese “Pio XI” di Molfetta nel centenario dell’apertura della sede di Molfetta dell’istituzione ecclesiastica (LEGGI). “Non c’è un concorso, non c’è una graduatoria, né è scritto che Gesù scelse i migliori: scelse quelli che voleva - ha spiegato Leone XIV -: la vostra stessa presenza in seminario è un segno di speranza per tutta la Chiesa. Non di un vago ottimismo, ma della certezza che il Signore chiama sempre, in ogni epoca della storia e in ogni luogo”.

Ogni vocazione, ha proseguito, “nasce da un dialogo intimo con Dio, coltivato nel silenzio e nella preghiera, che spesso avviene nonostante il rumore talvolta assordante del mondo”. “È lì che si decide tutto, e perché quel dialogo accada occorre imparare a stare con lui- aggiungendo -: Di esempi ne avete molti, ma credo che per tutti voi il Venerabile vescovo don Tonino Bello mostri con particolare chiarezza che cosa significhi essere sacerdote ed essere vescovo: non nelle parole, ma in ogni gesto e in ogni decisione, e testimoniandolo fino in fondo”.

“Il tempo del seminario resta necessario, oggi non meno di ieri – ha sottolineato -. In un mondo che ha fretta e che guarda con sospetto ogni sosta prolungata, si potrebbe pensare che sia un lusso, o un’istituzione superata, ma non è così. “Proprio perché il nostro tempo è rapido e rumoroso, c’è bisogno di un luogo e di una stagione della vita in cui si impari a stare, a discernere, a lasciarsi formare senza scorciatoie. Il seminario non è un rinvio della missione, ma ne è la condizione. Non lo si sottovaluti”.

“La Chiesa si vive insieme: non è proprietà di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo”, ha ribadito. “Voi che venite da Molfetta lo sperimentate in modo particolare, in quanto nel seminario regionale la comunione tra le Chiese di Puglia non è un ideale, ma un’amicizia concreta che nasce in questi anni e che vi accompagnerà da presbiteri per tutta la vita - ha proseguito Leone XIV, secondo il quale - così come nessun pastore esiste da solo, nemmeno un seminarista può concepire un cammino privato con il Signore: egli deve sempre sentire e sperimentare la bellezza della mediazione ecclesiale. Il seminario, dunque, prima ancora che un luogo dove acquisire informazioni, dovrebbe essere una scuola degli affetti”.

“Scendere dal monte, per essere mandati alla gente delle vostre terre”. È il compito affidato dal Papa ai seminaristi pugliesi. “A quelle famiglie che tirano avanti con fatica, ai ragazzi che a vent’anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, agli emarginati, a coloro che hanno smarrito il senso dell’esistenza”, i destinatari indicati da Leone XIV, secondo il quale “il sacerdote è mandato a tutti perché a tutti annunci la bellezza della fede in Gesù Cristo, la buona notizia della nostra salvezza”.

“Prima di salutarci voglio dirvi grazie - ha concluso il Papa -: Grazie, a nome della Chiesa, per il ‘sì’ che avete pronunciato e che ogni giorno tornate a pronunciare: non è facile, né scontato nel mondo di oggi, e la Chiesa lo sa bene”. Oltre ai formatori, per il loro “ministero delicatissimo”, il Pontefice ha rivolto un ringraziamento particolare alle famiglie dei seminaristi: “Una vocazione non nasce mai senza un contesto adatto, e spesso ha bisogno di una casa, di genitori che pregano e che sanno lasciar andare. A voi, care famiglie, la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa”.

 

 

Foto: Vatican Media

 

 

 

 

 

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