Il linguaggio delle relazioni umane evolve spesso più rapidamente delle nostre leggi. Negli ultimi anni abbiamo assistito all'emergere di nuove definizioni e costellazioni affettive che sfidano i paradigmi tradizionali.

 

 

 

 

Tuttavia, la recente sentenza della Corte d’appello di Bari compie un passo ulteriore, riconoscendo legittimazione formale a quella che viene definita "co-genitorialità concordata" plurima.

Per la prima volta nel nostro Paese, è stata disposta la trascrizione all’anagrafe dell’adozione avvenuta in Germania di un bambino già riconosciuto dalla madre e dal padre biologico, che ha così tre genitori. Non si tratta di una provocazione teorica, ma di una realtà giuridica sancita da un tribunale della Repubblica.

Dinanzi a un simile mutamento, l'atteggiamento più fecondo non è la chiusura ideologica, né l'entusiasmo acritico, bensì un bisogno sincero di comprensione. Quali sono le implicazioni giuridiche, etiche, antropologiche di questa svolta? E fino a che punto il principio giuridico del "superiore interesse del minore" può spingersi nel ridisegnare le strutture stesse della nostra società?

 

 

IL CASO CONCRETO: OLTRE LA SUPERFICIE DELLA CRONACA

Per comprendere l’impatto della decisione, della quale si premette il doveroso rispetto dovuto a tutti pronunciamenti del Giudice, è necessario ripercorrere i fatti, spogliandoli da ogni preconcetto. La vicenda nasce in Germania, dove un bambino, che oggi ha quattro anni, è stato concepito per via naturale da una donna e da un uomo italo-tedesco, che si dicono legati da un profondo rapporto di amicizia. Il piccolo è cresciuto con il padre biologico e con il partner di quest’ultimo che hanno contratto dapprima unione civile ed indi matrimonio, consentito in Germania.

Successivamente, il partner del padre ha richiesto il riconoscimento del legame adottivo, secondo le procedure dello Stato tedesco (assimilabili alle nostre adozioni in casi particolari). I servizi sociali e i magistrati tedeschi, constatato il clima caloroso, stabile e autenticamente affettuoso in cui il minore era inserito, hanno accolto la domanda, integrando il partner del padre biologico nello stato di famiglia senza recidere il legame giuridico con la madre. Al momento della richiesta di trascrizione in Italia del provvedimento di adozione emesso dal Giudice tedesco, l'Ufficiale di Stato civile l’ha rifiutata, sospettando la ricorrenza di un’ipotesi di maternità surrogata, vietata nel nostro ordinamento ed anche penalmente sanzionata.

La Corte d’appello di Bari, investita del caso, escluso sulla base di una “valutazione presuntiva” il ricorso nel caso di specie alla pratica procreativa della maternità surrogata, valorizzato il contesto affettivo di crescita del minore, in nome del best interest of de child, ha riconosciuto la decisione giudiziale straniera ed ha ordinato all’Ufficiale di Stato Civile di procedere alla trascrizione del provvedimento di adozione.

 

 

IL NODO GIURIDICO: IL "MIGLIOR INTERESSE" È UN CONCEPT SOLO AFFETTIVO?

Dal punto di vista giuridico, la sentenza si fonda sul pilastro del "best interest of the child" (superiore interesse del minore), un principio cardine del diritto sovranazionale e nazionale. I giudici hanno preso atto di una situazione di fatto: il bambino riconosce tre figure stabili come riferimenti della propria esistenza. Negare la trascrizione avrebbe significato privare il minore, sul piano legale, di tutele, diritti e continuità relazionale con uno di tali soggetti.

In questo quadro, la rigorosa verifica delle circostanze reali diventa un argine indispensabile. È di fondamentale importanza che la “co-genitorialità concordata” rimanga strettamente ancorata a dinamiche relazionali trasparenti e spontanee, e non si trasformi, sotto mentite spoglie, in un canale alternativo per legittimare la pratica dell'utero in affitto (gestazione per altri). Qualora questo modello venisse strumentalizzato per mascherare una surrogazione di maternità, l'intero impianto etico e giuridico della decisione crollerebbe istantaneamente, inficiando ogni riflessione costruttiva sul superiore interesse del minore in favore di una inaccettabile commercializzazione della vita.

Il "miglior interesse" può quindi essere ridotto esclusivamente alla verifica di un legame affettivo e psicologico momentaneamente felice, o dovrebbe inglobare una riflessione più ampia sulla struttura sociale e relazionale in cui il minore si troverà a crescere nel lungo termine? Il diritto ha il compito di limitarsi a fotografare e normare le evoluzioni di fatto della società, oppure conserva una funzione pedagogica e ordinatrice a salvaguardia del bene comune e della certezza dei legami?

Ed ancora: Fino a che punto la giurisprudenza può spingersi nel ridisegnare le relazioni genitoriali in assenza di un intervento del legislatore? La moltiplicazione delle figure genitoriali non rischia di frammentare i diritti e i doveri, creando potenziali conflitti di lealtà ed educativi, oltre che giuridici, a scapito del minore stesso?

 

 

IL DILEMMA ANTROPOLOGICO ED ETICO: LA STABILITÀ DELLE ASIMMETRIE

Se sul piano strettamente legale la decisione trova una sua logica consequenziale, è sul piano antropologico che le domande si fanno più fitte e complesse. La civiltà occidentale ha storicamente fondato la filiazione sul modello duale, inteso non solo come dato biologico, ma come spazio di alterità (il maschile e il femminile, il paterno e il materno) in cui il figlio si pone come "dono" terzo, frutto di un'unione o di un progetto di coppia stabile e monogamico.

La trigenitorialità introduce una geometria relazionale inedita: una triade. La sociologia e la psicologia dello sviluppo conoscono approfonditamente le dinamiche, i conflitti e le fatiche della coppia genitoriale standard; ignorano invece quasi del tutto l'impatto a lungo termine di un modello a tre, specialmente laddove vi sia, come in questo caso, un'affettività inevitabilmente asimmetrica.

Come verrà gestito il processo di crescita e l'architettura dei ruoli quando subentreranno le inevitabili crisi evolutive dell'infanzia e dell'adolescenza?

 

 

VERSO UNA COMPRENSIONE CONDIVISA, OLTRE LE IDEOLOGIE

Affrontare questo dibattito richiede lo sforzo sincero di spogliarsi dalle armature ideologiche di ogni tipo. Non si tratta di condannare l'amore o la dedizione che tre persone scelgono di riversare su un bambino, elementi che la relazione dei servizi sociali tedeschi definisce ineccepibili e autentici. Si tratta, semmai, di interrogarci collettivamente sulla sostenibilità di quello che, da qualunque prospettiva lo si guardi, si configura come un esperimento antropologico ad alto tasso di sperimentalità.

Accogliere le trasformazioni della famiglia non significa necessariamente rinunciare a ricercare la verità e la bellezza di relazioni stabili, chiare e non frammentate.

La sentenza di Bari ha il merito di costringerci a guardare in faccia la realtà, ma ci lascia anche una profonda responsabilità: quella di non compiere fughe in avanti dettate solo dall'emotività del momento, ricordando che ogni diritto riconosciuto agli adulti deve trovare il suo limite invalicabile nella salvaguardia della serenità e dell'identità di chi, in tutto questo, non ha voce per scegliere.

 

F.to

Associazione medici cattolici italiani - Puglia

Consulta regionale delle aggregazioni laicali - Puglia

Forum delle associazioni familiari di Puglia

Unione giuristi cattolici italiani - Puglia

 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce