Sacko Bakari, il trentacinquenne maliano e cittadino italiano dal 2022 è stato assassinato brutalmente all’alba di sabato scorso in piazza Fontana, proprio mentre Taranto viveva, quasi per contrappasso, le ore della festa per San Cataldo.
“Il ‘forestiero’ che la gente di qui aveva amato. Ma che forse ora stenterebbe ad accogliere”, ha scritto Silvano Trevisani sul giornale dell’arcidiocesi di Taranto “Nuovo Dialogo”. “Non è il caso di addentrarsi negli sviluppi delle indagini che, speriamo, ci diranno la verità giudiziaria e cronachistica dell’episodio - ha precisato Trevisani -. Ma forse non ci diranno tutta la verità su come la violenza si sta insinuando tra noi”.
Nei giorni scorsi anche l’arcivescovo Ciro Miniero si era espresso così: “Se è vero che servirebbe più controllo del territorio, lo è altrettanto che la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, dalla marginalizzazione delle persone”.
“Per futili motivi”: una formula giudiziaria che “non basta a spiegare un omicidio che interroga tutti”. Anche le Acli di Taranto intervengono dopo la morte di Sacko Bakari, ucciso mentre in bicicletta stava raggiungendo i campi dove lavorava come bracciante. “Il mio dolore, che si unisce a quello delle nostre associazioni - dichiara il presidente provinciale delle Acli, Giuseppe Mastrocinque - si moltiplica rispetto ai sentimenti che esterna la nostra città: sto cogliendo una disarmante indifferenza”.
Un atteggiamento che, secondo le Acli, rischia di trasformarsi in “dramma nel dramma” se legato “al colore della pelle di Sacko”. Nel comunicato si ricorda come il 35enne fosse “un ragazzo gentile, rispettoso delle regole”, uno dei tanti lavoratori stranieri che, “attraverso il lavoro duro, contribuiscono a pagare le pensioni dei nostri anziani”. Le Acli parlano di una vicenda che racconta “lo scollamento dall’umanità” e l’incapacità di riconoscersi in valori condivisi, mentre “povertà educativa e disagio” alimentano odio e violenza contro “altri poveri cristi”.
Per questo l’associazione aderirà al presidio promosso domani 14 maggio da Libera Taranto, Babele, Mediterranea Saving Humans e Comunità africana di Taranto e provincia. “Scenderemo nelle strade - afferma Mastrocinque - per riaffermare che nessuna vita è invisibile e che violenza, razzismo, odio e indifferenza non possono avere l’ultima parola”.

