Prima di Pasqua, nella cattedrale di Brindisi, si è svolta la conferenza “Dalle cose che patì. La Sindone e il Mistero”, a cura di Cosima Leccese, diplomata in studi sindonici presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma e allieva di Emanuela Marinelli. Ha introdotto l’incontro il parroco, don Mimmo Roma.

In collegamento video, Padre Rafael Pascual LC, direttore del Centro di ricerche Othonia, ha ricordato che dal 1506, con bolla di Papa Giulio II, la Chiesa celebra il 4 maggio la memoria liturgica della Sindone, sottolineando il principio “lex orandi, lex credendi”.
La dott.ssa Leccese ha esposto una riproduzione fotografica a grandezza naturale della Sindone, mentre la prof.ssa Marinelli ha fornito il materiale visivo. Davanti a un pubblico numeroso, la relatrice ha illustrato scoperte storiche e scientifiche, a partire dalla fotografia del 1898 dell’avvocato torinese Secondo Pia, che rivelò come l’immagine sulla Sindone funzioni da negativo fotografico, mostrando con sorprendente nitidezza il volto di Gesù di Nazaret.
Dal punto di vista medico-legale, la Sindone avrebbe avvolto un corpo reale: il prof. Baima Bollone ha identificato sangue umano di Gruppo AB. Le tracce indicano un contatto diretto con il corpo, non una pittura. Secondo le usanze ebraiche, il cadavere, morto in modo violento, non fu lavato ma avvolto con aromi; ciò avrebbe favorito il trasferimento del sangue sul lino. L’analisi suggerisce una permanenza nel lenzuolo di circa 36-40 ore. L’assenza di sbavature escluderebbe inoltre una rimozione manuale del corpo.
Resta ignoto come sia cessato il contatto tra corpo e telo e, soprattutto, come si sia formata l’immagine. Studi dell’Enea indicano l’azione di una luce intensissima, capace di provocare un’ossidazione superficiale delle fibre di lino. Il gruppo guidato dal prof. Di Lazzaro ha ottenuto risultati simili con laser a eccimeri, sebbene su porzioni molto ridotte di tessuto.
Le conclusioni sono state affidate all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Giovanni Intini, che ha ringraziato la dott.ssa Leccese e ricordato come la fede non dipenda dalle prove scientifiche: appartiene a un piano spirituale. È piuttosto la fede, ha affermato, a illuminare la Sindone, riconoscendola come segno della Passione e della redenzione.

